domenica 17 gennaio 2016

Ridere di depressione ... Piccoli consigli per chi la vive e per chi gli è accanto ...

Siamo abituati a sentir parlare di depressione sempre in toni seri ed ossequiosi, acuendo ancora di più il velo di tristezza che permea questa patologia.
Della depressione ne ho  parlato qui:
http://rosaria-uglietti.blogspot.it/2011/09/la-depressione-e-i-suoi-perche.html
Oggi voglio dirvi cosa fare per incontrarla e superarla. Il primo passo da compiere di cui sono fermamente convinta e di cui tutte le patologie necessitano è la comunicazione, dire agli altri ciò che si prova. La condivisione è un punto fondamentale per tutte le patologie, sentirsi liberi di dire ciò che si prova, procura da se un momento di sollievo.
Il secondo passo è rivolgersi a un professionista del settore che dopo un’attenta anamnesi deciderà sul da farsi. Ricordiamo anzitutto, che la depressione non necessariamente abbisogna di farmaci, questi ultimi, prescritti con molta cautela, devono essere assunti solo in quei casi in cui non se ne può fare a meno, in tutti gli altri casi, un buon percorso psicoterapeutico costituisce l'arma migliore per uscire da questo stato. Ne ho parlato qui
http://rosaria-uglietti.blogspot.it/2011/10/le-cure-possibili-per-la-depressione.html
Cosa non fare? Le persone avvolte dalla depressione avvertono un gran senso di colpa che deriva dalla mancanza di forze nell'eseguire le cose, tanto meno la voglia di farle; avvertire questo sentimento è proprio ciò che non bisognerebbe fare, ma è difficile e in questo frangente importanti sono le persone che sono loro accanto. Queste ultime, in genere, seppur a fin di bene, hanno la tendenza ad incitare il depresso, ad invitarlo ad uscire, a dirgli che andrà tutto bene. Queste, in realtà, sono le uniche cose da non dire, infatti, esse non fanno altro che acuire il senso di inadeguatezza e di colpa che permea l'animo del depresso. Cosa fare allora? Importante per il depresso è sentirsi compreso, accolto e rispettato nel suo dolore e nella sua confusione, paradossalmente questo senso di avvolgimento è un grosso ausilio, ad esso ovviamente come detto in precedenza si deve accompagnare il supporto terapeutico, sia esso psicoterapico sia farmacologico, qualora la situazione lo richieda. Ci vuole molta pazienza per superare il senso di frustrazione che deriva dal sentirsi impotente nel vedere un proprio congiunto perdersi nei meandri della depressione e soprattutto se necessario chiedere un supporto esterno. Non ci sono pillole miracolose e non si guarisce da un giorno all'altro, il tempo e gli ausili terapeutici sono gli unici strumenti a disposizione, non è semplice ma si può superare. In bocca al lupo a tutti e buona vita ...

domenica 3 gennaio 2016

Sono grande ... Faccio da sola ... Piccoli consigli per bimbi sereni ...

Molte volte abbiamo sentito i nostri piccoli affermare di essere grandi e di voler fare le proprie cose da soli. La frase:- faccio da sola, è l'affermazione che i genitori non vorrebbero ascoltare in alcun modo, tuttavia, essa è l’indice del fatto che i nostri bambini stiano crescendo e chiedendo un po' d’indipendenza. Come comportarci?
La risposta a tale domanda è quella che i genitori, in particolare noi mamme, non vorremmo sentire. Lasciamoli fare! 

I bambini hanno bisogno di sperimentare, provare, sbagliare, solo in questo modo impareranno e soprattutto, solo lasciandoli sbagliare faremo in modo che da grandi siano delle persone più sicure e risolute. Lo so le mamme che staranno leggendo, penseranno:- Cosa faccio se si fa male? Chi riordinerà i disastri che combina? 

Lasciare che i figli imparino da soli, ovviamente, non vuol dire lasciarli in balia delle loro marachelle, vuol dire lasciargli lo spazio sufficiente affinché possano imparare senza farsi del male. Ci sono, tuttavia, dei piccoli accorgimenti che dobbiamo mettere in pratica, di seguito alcuni consigli.
La nostra casa deve essere arredata a misura di bambino, non ci dovrebbero essere angoli, spigoli, prese di corrente sprovviste di protezione, in tal modo il piccolo potrà essere libero di conoscere lo spazio che gli sta intorno senza che noi siamo sempre con l'ansia di un pericolo imminente.
Lasciare, quando è ancora piccolo che metta le mani nel piatto, la sperimentazione per i bambini è estremamente importante, è il loro modo di conoscere il mondo, a tal riguardo munirsi di tute che costino poco al fine di lasciargli saggiare e scegliere ciò che gli proponiamo.
Utilizzare dei piatti di plastica dura colorati, magari comprarne per tutta la famiglia, in modo che il bambino impari ad utilizzare le posate, impari a bere e a far da solo, senza sentirsi diverso e piccolo dal resto della famiglia. Quest'ultima opzione mi è sembrata la soluzione ideale anche personalmente, ho cercato qualcosa che rendesse indipendenti, ma senza pericoli e soprattutto che non facesse sentire diverso. Ho insegnato in questo modo l'autonomia e quindi a mangiare da sola e a conoscere i colori, ogni membro della famiglia, difatti, ha il suo bel piatto colorato in plastica dura. 
Lasciare che il piccolo giochi con le nostre creme, magari creandogli un piccolo beauty con i tubetti di crema finiti con i quali potrà sperimentare, fare come la mamma, ma allo stesso tempo non fare degli sprechi. Ciò può essere utile a insegnargli l'igiene personale come potrebbe essere l'uso dello spazzolino e del dentifricio.
Questi piccoli consigli e il nostro sguardo che li accompagna nella vita di tutti i giorni renderà i nostri figli più sicuri e placherà la nostra ansia. Buona crescita e alla prossima …




giovedì 26 novembre 2015

Le paure in gravidanza, tra sensi di colpa e voglia di amare ...

Siamo cresciute con il mito della gravidanza, ci hanno insegnato che la maternità sia la cosa migliore, poi all'improvviso quel momento arriva e ti rendi conto che non è come te lo avevano raccontato, che fare? Molte donne durante la gravidanza hanno affrontato disturbi dell'umore dovuti a paure, in alcuni casi gestibili, in altre no. 
Come comportarsi?
La cosa migliore è parlarne con chi ci sta vicino, il marito e la famiglia, mettere al corrente i nostri cari è il primo passo da affrontare. Importante è parlarne anche con il proprio ginecologo, alcuni farmaci, infatti, influiscono notevolmente sul nostro umore. Ci sono momenti in cui qualsiasi cosa ci spaventa, ci si sente in colpa per tutto, per una passeggiata, per un cibo piccante e questo turba il nostro umore. Allo stesso tempo, cresce dentro di noi un grande amore per questa nuova creatura che allieterà la nostra vita. Si vive in bilico tra paure e slanci di entusiasmo.
E' necessario, tuttavia, fare una distinzione, ci sono paure fisiologiche come quelle del parto, del sentirsi dei genitori all'altezza del compito o ancora di riuscire a dare al bambino ciò di cui ha bisogno. Ci sono altre paure, più specifiche e che hanno bisogno di un sostegno maggiore ed in questo caso il medico e i propri cari giocano un ruolo fondamentale. Questi ultimi hanno il compito di sostenerci e nel momento opportuno chiedere l'aiuto di uno specialista del settore che possa farci attraversare le nostre paure e vivere la gravidanza con serenità.
Ricordo, ad esempio, che il mio ginecologo mi tenne sotto controllo i primi mesi di gravidanza poiché assumevo dei farmaci che influivano in maniera seria sull'umore, essendo la mia gravidanza a rischio. Ebbi, in quel periodo anche io delle forti paure, ricordo che temevo che durante la minzione mia figlia potesse scivolare via con le urine. Il mio ginecologo fu bravo a tenermi sotto osservazione e a sospendere, passato il pericolo, i farmaci , affinché, le mie paure non degenerassero in qualcosa di più serio. Racconto la mia storia per far si che le donne non si vergognino dei propri pensieri un po' bislacchi durante la gravidanza, per noi è un momento delicato e di vulnerabilità. Raccomando a tutte di informare sempre i medici e le persone care affinché questo momento possa essere attraversato nel migliore dei modi. Un saluto e buona gravidanza a tutte ... Alla prossima ...
Rosaria Uglietti

domenica 8 novembre 2015

Pilates e fibromialgia, un connubio perfetto per vivere bene ...

Ci siamo salutati la scorsa volta con uno sguardo alla fibromialgia, ne ho parlato qui
http://rosaria-uglietti.blogspot.it/2015/08/vivere-sereni-con-la-fibromialgia.html


Oggi invece voglio invitare tutte quelle persone affette da fibromialgia a praticare pilates, esso è uno sport intenso ma allo stesso tempo delicato, che esercita un allungamento muscolare e tendineo che se praticato con costanza procura grandissimi benefici sia da un punto di vista fisico sia psicologico. Per un approfondimento della disciplina leggi qui
http://ugliettipsicologa.blogspot.it/2015/11/pilates-una-disciplina-completa.html
Sappiamo bene che i dolori determinati dalla fibromialgia molto spesso incidono molto più sulla psiche che sull'organismo stesso. Le persone affette da fibrmialgia, a causa di questo dolore lancinante, che perdura tutto il giorno, a volte nonostante i farmaci, temono di praticare qualsiasi sport. Posso assicurarvi, per esperienza personale, che i benefici tratti da questa disciplina sono innumerevoli, provo ad elencarveli

  1. Miglioramento della mobilità individuale e degli arti
  2. Benessere generale fisico
  3. Benessere psicologico 
  4. Rafformzamento della muscolatura
  5. Rilascio di endorfine che migliorano l'umore
Cosa dire, buon pilates e buona vita a tutti, alla prossima ...

Rosaria Uglietti

venerdì 23 ottobre 2015

Ad agosto internato non ti conosco e nelle festività?

Oggi voglio dirvi un altro paradosso che si verifica in prossimità delle vacanze estive in O.P.G. Iniziamo col dire che sulla carta è stata rispettata l'ordinanza secondo cui questi fossero chiusi, in realtà le rems non ci sono, i progetti sono stati annullati e noi? Noi addetti ai lavori, ogni anno ad agosto siamo mandati in ferie forzate, perché gli addetti alla sicurezza devono farsi la vacanza. Questa piaga che si sussegue da anni non volge a termine, per cui mentre i giornali sono a caccia dello scoop migliore, nella realtà assistiamo alla solita sofferenza. Ricordo le prime ferie forzate cui fui sottoposta, già con i primi segni del caldo c'era sempre una scusa per cui gli internati non venivano a colloquio, il mal di testa, la stanchezza, in realtà erano gli addetti alla sicurezza che non avevano voglia di farsi il giro per le celle. Questa situazione è l'esempio evidente dell'incoerenza della sanità e dei poteri alti di risolvere sia la questione degli O.P.G sia del benessere dei ricoverati. Tale condizione in realtà occorre in tutti i periodi di festività, quasi come l'arrivo della notte in cui le menti volgono all'oblio, nei giorni di festa gli internati diventano più invisibili del solito. Le famiglie di chi avrebbe diritto a uscire si guardano bene dal volerli in casa, la sicurezza è presa dall'organizzazione del viaggio più bello e gli internati ciondolano tra la sedia e il letto delle loro camere. 
Vi racconterò un evento accaduto il primo Natale trascorso in O.P.G, insieme con alcuni colleghi ci venne in mente di chiedere il permesso ai direttori sanitario e penitenziario di avere un permesso per portare i nostri assistiti a pranzo, per far respirare loro l'aria natalizia. Pieni di entusiasmo e con la gioia nel cuore iniziamo a compilare tutte le richieste di dovere, all'arrivo della vigilia di Natale ci negano il permesso, ci dicono che non se la sentono di darci questa responsabilità. Attoniti e disarmati non sappiamo come dirlo ai  nostri ragazzi, i quali in realtà erano già stati avvisati. Passate le feste veniamo a sapere che il magistrato aveva accolto le nostre richieste, ma i nostri datori di lavoro, per non passare per quelli che non avevano avuto l'iniziativa, ci hanno negato il consenso.Questa la realtà degli O.P.G, una gara a chi riceve una medaglia fingendosi interessato agli internati e un’indifferenza celata dei sorrisi ingannevoli.  Che dirvi tutto cambi perché tutto resti uguale. Alla prossima … 

 Rosaria Uglietti

sabato 8 agosto 2015

Vivere sereni con la fibromialgia

Negli ultimi tempi noto molti articoli riguardo alla fibromialgia, una patologia che colpisce in particolare le donne e spesso implica una cattiva qualità della vita.  Mi sono resa conto che tali articoli e testimonianze sono spesso raccontati con un alone di tristezza che rende ancor più pesante una situazione che di per se non è facile.
Le persone affette da fibromialgia avvertono una sensazione diffusa di dolore, ma ci vuole un buon medico affinché questa sia diagnosticata, molte volte, infatti, questo dolore diffuso è preso sotto gamba dai medici e i pazienti finiscono per essere considerati dei malati immaginari.

Tale patologia può essere accompagnata anche da sbalzi di umore affini alla depressione dovuti proprio al sentirsi isolati e incompresi. La verità è che troppe volte le persone affette da fibromialgia si rinchiudono in se stesse e questo rende loro la vita difficile, ma la rende tale anche a chi gli sta intorno. Ci vorrebbe la forza di aprirsi, anche se viviamo in una società veloce e disattenta. 

Come possiamo fare per avere una buona qualità della vita?

La prima cosa da fare è rivolgersi a uno specialista il quale sarà in grado di prescrivere una cura specifica che possa alleviare i dolori, quest’ultimo, nel caso in cui si renda conto che la persona affetta viva una situazione depressiva deve rimandare il soggetto anche a uno psicologo.
Ciò di cui dobbiamo persuaderci, è che sebbene la fibromialgia possa per certi versi essere debilitante noi possiamo fare molto per avere una buona qualità della vita.

Che cosa dobbiamo fare?

Anzitutto parlarne alle persone che ci sono accanto, i compagni di vita, gli amici e anche i colleghi devono essere informati di questa situazione, dobbiamo smetterla di provare vergogna per il nostro dolore, per sentire caldo mentre gli altri avvertono freddo e viceversa sentire freddo anche se fuori ci sono quaranta gradi. Una caratteristica della fibromialgia, infatti, è percepire in maniera distorta il clima, amplificandone le sensazioni e in alcuni casi distorcendole. Parlo in prima persona, perché, anch’io ne sono affetta, la mia fibromialgia è una diretta conseguenza di una gravidanza difficile. I primi tempi, anch’io mi sentivo un po’ smarrita, non comprendevo i dolori che investivano il mio corpo e soprattutto quelle sensazioni di caldo e freddo distorte. Ho incontrato un buon medico che mi ha prescritto dei farmaci che hanno alleviato i dolori, ma soprattutto ho iniziato a parlarne con chi mi stava vicino. In primis mio marito e la mia famiglia e in seguito gli amici e i colleghi. Non è facile perché si vive in un mondo dove bisogna rasentare la perfezione e se sei uno psicologo, devi essere al pari di wonder woman ma credo che proprio questo sia sbagliato. Siamo esseri umani, abbiamo le nostre sofferenze, ciò che dobbiamo fare è accettarlo, in questo modo la qualità della nostra vita migliorerà, provare per credere. Certo i risultati sono lenti e bisogna avere tanta pazienza e molta voglia di uscirne, ma ce la possiamo fare, un passo alla volta e senza fretta. Ci sono giorni in cui i dolori ti devastano, altri che ti senti forte, ma con il tempo la cura da i suoi frutti. Oggi mi alleno con mia figlia tutti i giorni, sorrido e me ne frego di chi non mi comprende. 
Alla prossima e buona vita a tutti …  
Rosaria Uglietti

mercoledì 5 agosto 2015

Come tenersi in forma con un bimbo piccolo ...


Oggi, mentre ballavo con mia figlia, ho pensato che la mia esperienza potrebbe tornare utile anche ad altre mamme, in particolar modo a quelle come me che hanno sempre fatto sport e ora non riescono impegnate tra lavoro e figli, o ancora a quelle che temono di sottrarre tempo a questi ultimi. 






La mia storia ...

Fino a prima di avere Maya la mia vita era abbastanza impegnata, come ogni donna lavoratrice che ha cura di se stessa, la mia vita si divideva tra lavoro, sport e danza. Trasferitami ad Aversa dopo il matrimonio e avendo sospeso lo sport a causa di una gravidanza non molto serena, la mia vita ha subito una gran rivoluzione, anche se durante la gestazione sono stata brava ed ho preso solo sei chilogrammi. La maternità ha cambiato molto la mia vita, ho sospeso il lavoro fino a poco fa e i miei ritmi e le mie abitudini si sono modificati.
Chissà quante mamme si rivedranno in queste mie parole, tuttavia, passato il periodo dell'allattamento e avendo degli orari un po' più precisi ho deciso di fare qualcosa per me. Non sapevo da dove iniziare, ero abituata ad allenarmi con persone che stimavo e che erano prima di tutto delle amiche e qui ad Aversa, non conoscendo nessuno e non trovando palestre in cui si potesse praticare pilates o le discipline che eseguivo, ho deciso di svolgere esercizio in casa. Il tempo trascorreva e Maya diventava grande, iniziava a muovere i primi passi ed io mi sono resa conto che le piaceva la musica. Ho iniziato a fare esercizio davanti a lei e questo mi ha aiutato a non sentirmi in colpa perché non le toglievo tempo, anzi lei si divertiva ed io piano piano tornavo in forma. Lo scorso inverno l'ho anche portata con me a qualche lezione di balli tradizionali del sud, una disciplina che ho sempre amato, ma che non trovato il tempo di praticare. Ho seguito alcune lezioni e anche lì mia figlia mi ha sorpreso, le piace ballare.
Oggi ci alleniamo insieme in casa e questo mi fa stare tranquilla, perché condividiamo del tempo insieme, divertendoci e contemporaneamente tenendomi in forma. Mi auguro che le mamme che leggono quest’articolo possano trarvi spunto, buon allenamento a tutte: D Alla prossima ...


Rosaria Uglietti