giovedì 29 settembre 2011

Esperienze di clown terapia

Sono una clown terapeuta e di seguito riporto alcune esperienze vissute durante il tirocinio del corso. Le mie emozioni e il disagio interiore che nasce dal confrontarsi con una realtà diversa dalla nostra, disagio che svanisce concentrandosi, come giusto che sia, nella relazione con l’altro. Il primo giorno di tirocinio mi son sentita emozionata e anche impacciata, ero al centro “La tempra” di San Giovanni a Teduccio di Napoli, una struttura che si occupa di bambini con il disturbo del comportamento, in una delle zone di Napoli con la più alta concentrazione di disagio sociale. L’impatto è stato a dir poco disarmante e imbarazzante.  Ci avevano detto al corso che saremmo stati supportati e quindi mi sentivo un po’ sollevata dalla possibilità di potermi appoggiare a qualcuno avente esperienza e invece cosi non è stato. Arrivati al centro, ci dicono che i bambini aspettano i clown e sprovvisti di tutto, ci chiediamo cosa si potesse fare. Beh l’improvvisazione l’ha fatta da padrone e senza renderci conto ecco che i bambini erano lì in attesa del gioco e del nostro fare. E’ strano osservare come spesso i bambini con il disturbo del comportamento siano scambiati per semplici bambini poco educati, ma questo è il nostro mondo e il pregiudizio ne è una costante. In quel momento mi son sentita imbarazzata, ma alla fine tutto è andato bene, certo era il primo giorno e in me c’erano tutte le attese di una nuova esperienza, sicuramente diversa da quella avuta finora. Tutto questo è tuttavia l’ennesima infinita piccolezza rispetto alle emozioni provate al Secondo Policlinico di Napoli. Secondo giorno di tirocinio, Secondo Policlinico di Napoli, Dipartimento di Neuropsichiatria infantile, che disagio e senso d’impotenza ho provato all’inizio perché di fronte a bambini impossibilitati a muoversi e a genitori protettivi, un clown cosa è in grado di fare se non tentare di strappare un sorriso. Corsia dopo corsia, dentro sento una padronanza sempre maggiore rispetto alla pietrificazione provata i primi istanti davanti a tanto dolore, le barriere interne, quelle che ognuno di noi ha, quelle che ti possono imprigionare e che si erano impossessate di me, piano, piano fanno largo al clown presente in me, forse lì ho scoperto anzi ho avuto la certezza di quale fosse il mio. Il mio è un clown stupito e disincantato, come me del resto, un piccolo folletto che non si arrende alla vita e alle sue sofferenze, al dolore e alla follia di questo mondo veloce. In quegli istanti ho dato spazio a tutto quello che avrei voluto osservare se mi fossi trovata in quella situazione e il disagio e l’imbarazzo iniziale sono svaniti nel nulla. Osservavo il sorriso dei bambini e lo sguardo di quei genitori che altro non aspettavano che i loro figli potessero provare un attimo di sollievo, quegli sguardi ti danno la forza di infischiartene del senso del ridicolo e magari dell’imbarazzo che si possa provare davanti a tanto dolore. Di sicuro posso dire che quell’esperienza è stata la più forte, la più costruttiva e quella che mi ha reso più forte. Il terzo incontro al Centro  Aiudu  sito in Giugliano in Campania, lì bambini stranieri, ancora un mondo nuovo da scoprire ma il più semplice infondo, perché li eri innanzi a dei bambini non davanti a un dolore, per cui forte delle esperienze passate, sia di lavoro sia dello stesso tirocinio, vai avanti come un treno e non ti fermi perché basta che il tuo folletto fuoriesca e giochi con gli altri e il gioco è fatto. Il tirocinio è durato nell’insieme due mesi, e posso dire che è stata una bella esperienza e anche quando la stanchezza di una giornata di lavoro ti spingeva quasi a rinunciare beh quello che poi ti portavi a casa era di gran lunga superiore. Questo è lo spirito con cui ogni giorno mi propongo di lavorare, la concentrazione sull’altro ti permette di ottenere dei risultati fantastici, il più delle volte invece si è concentrati sul proprio disagio. Quest’ultimo può costituire un forte muro che impedisce la relazione e soprattutto la costruzione di un ponte che permette lo scambio e la soluzione dei disagi di coloro che si rivolgono a te. Mi auguro di avere sempre questo spirito, ma qualora così non dovesse essere dovrò fermarmi e guardarmi dentro, chiedermi la motivazione che mi ha spinto ad intraprendere questi studi e questo percorso e soprattutto ricordarmi lo sguardo di tutte quelle persone che incontrando il mio hanno provato un senso di sollievo. Alla prossima



Rosaria Uglietti




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