Ciao a tutti,
oggi voglio parlarvi della visita al Complesso della Maddalena di Aversa, per
chi non conoscesse la struttura, mi riferisco all’ex manicomio, il primo della storia
e a detta di molti un impianto che ai tempi era all’avanguardia, costituendo un’eccellenza
campana. In seguito alla legge Basaglia, che come molti sapranno, impose la
chiusura dei manicomi, la struttura è stata chiusa e abbandonata. Un complesso
dall’architettura straordinaria, risalente al 1200 ridotto oggi a un vecchio
rudere fatiscente di cui non si comprende il destino e l’uso che s’intenda fare
… Ho visitato la Maddalena grazie ad un movimento politico, tuttavia, mi chiedo
se dietro a questo improvviso interesse non ci sia ancora una volta lo sfruttamento
delle emozioni di noi addetti al settore nonché del semplice cittadino per
acquisire lustro e poi lasciare, come di solito accade, la vicenda nel
dimenticatoio.
Ho compiuto una
piccola ricerca in rete per dare al lettore qualche nozione in più rispetto
alla struttura, all’importanza che costituiva all’epoca e a quanto spesso la
mano dell’uomo e la sua ingordigia possano distruggere …
Fondato nel 1269
per volere del re Carlo I d’Angiò all’esterno delle mura angioine, il complesso
della Maddalena fu edificato nei pressi dell’antica porta San Nicola, oggi via
Giovanni Linguiti.
Nato per la cura
e assistenza dei malati di lebbra, si ritiene che il complesso fosse gestito
dai Cavalieri ospedalieri di San Giovanni che ai tempi amministravano i due
terzi dei lazzaretti d’Europa, essendo la lebbra una malattia dominante in
tutti i paesi europei.
clicca qui per la storia completa
http://ugliettipsicologa.blogspot.it/2015/07/storia-della-maddalena-di-aversa.html
Si potrebbe ipotizzare un accostamento tra la follia e la lebbra e ritenere che i folli siano stati inviati in un ex lebbrosario per equiparare il ripudio della malattia infettiva a quello sociale che da sempre ha stigmatizzato gli individui affetti da disturbi psichici. La direzione del nosocomio fu affidata all’abate Gennaro Maria Linguiti e sembra che le cure praticate all’interno fossero all’avanguardia per i tempi. Queste erano basate su metodi terapeutici tali da permettere ai malati di lavorare e praticare varie attività, fino ad arrivare, in alcuni casi anche a guarigioni. Le coercizioni tipiche dell’epoca, nonché le repressioni e le reclusioni furono del tutto abolite.
clicca qui per la storia completa
http://ugliettipsicologa.blogspot.it/2015/07/storia-della-maddalena-di-aversa.html
Si potrebbe ipotizzare un accostamento tra la follia e la lebbra e ritenere che i folli siano stati inviati in un ex lebbrosario per equiparare il ripudio della malattia infettiva a quello sociale che da sempre ha stigmatizzato gli individui affetti da disturbi psichici. La direzione del nosocomio fu affidata all’abate Gennaro Maria Linguiti e sembra che le cure praticate all’interno fossero all’avanguardia per i tempi. Queste erano basate su metodi terapeutici tali da permettere ai malati di lavorare e praticare varie attività, fino ad arrivare, in alcuni casi anche a guarigioni. Le coercizioni tipiche dell’epoca, nonché le repressioni e le reclusioni furono del tutto abolite.
L’Istituto assunse
una considerevole fama in tutta Europa, tanto da essere visitato e dai sovrani
d’Austria, di Sassonia, di Russia e da medici, filosofi, giuristi, e
intellettuali dell’epoca. Con il passare del tempo il manicomio andò ad
assumere sempre più l’aspetto di un vero e proprio ospedale, migliorando e
incrementando il personale sanitario e di assistenza. Presso tale struttura,
nel marzo 1944, fu costituito il Comando del Centro raccolta profughi del
Ministero degli Interni, ciò causò un allontanamento di molti folli che,
dispersi o ricoverati in altri luoghi, torneranno ad Aversa solo nel 1946,
quando la vita ospedaliera riprese a esserci. Si giunse, quindi, in seguito al
degrado degli anni del conflitto mondiale e del dopo-guerra, al riconoscimento
di Aversa come punto di riferimento nell’ambito psichiatrico, fino alla
chiusura avvenuta verso la fine degli anni Ottanta del Novecento.
Per una maggiore
conoscenza rimando il lettore temerario a un vecchio articolo postato su questo
blog riportandone il link.
Ritorna qui più
agghiacciante il timore che si giocasse ancora una volta sulla pelle dei più
deboli, demolendo la struttura e imputando a Basaglia delle colpe non sue,
rammentando al lettore che lo stesso Basaglia fosse un personaggio scomodo poco
gradito agli esponenti della politica e delle scienze dei tempi. La mancata
costruzione di strutture idonee alla malattia mentale nonché la demolizione del
complesso aversano, costituente un punto di eccellenza della stessa assume in
quest’ottica delle sfumature orribili.
Passeggiare all’interno del complesso Maddalena desta rabbia, malinconia e un susseguirsi di emozioni contrastanti fra loro, all’interno della struttura archivi riportano alla luce una realtà nascosta, registri che testimoniano la presenza di anime vaganti, letti vuoti che riecheggiano i passi di chi ha attraversato quei luoghi. Oggi la Maddalena non è completamente priva di vita, al suo interno esiste una fattoria didattica e un agriturismo che vive dei prodotti della terra. Facendo una digressione che esula dalla malattia mentale, si possono fare tanti pensieri e riflessioni, riguardo alla struttura, al suo stato di abbandono e a quanto potrebbe offrire alla città. Percorrere quei luoghi è come attraversare i cortili dell’OPG, c’è la stessa aria surreale, lo stesso senso d’inquietudine misto a tanta pace e serenità. Si potrebbero creare tanti progetti di restauro, di recupero archeologico, ma soprattutto si potrebbero porre in essere tanti PTRI, per i non addetti ai lavori esso è l’acronimo di Progetto Terapeutico per il Reinserimento Individuale. La Maddalena offre le stesse opportunità che potrebbe offrire L’OPG, attraverso progetti di giardinaggio, laboratori di pittura, agricoltura, alimentazione consapevole e tanto altro, i soggetti svantaggiati avrebbero nuove opportunità e gli operatori del settore avrebbero un lavoro assicurato a vita. Mi piacerebbe avere la possibilità di proporre agli enti competenti queste idee, creare una sinergia tale da portare nuova vita e luce in quei luoghi. Basaglia m’insegna che volere è potere, si potrebbe creare una sinergia fra gli internati dell’OPG e le strutture interne a esso e alla stessa Maddalena affinché gli ultimi e i dimenticati avessero altre occasioni di vita. Ci sono dipinti che testimoniano la presenza di vite passate di lì. Ai tempi questa struttura era un’eccellenza, una vasta area colma di storia, registri che narrano vicende di vita, letti abbandonati che palesano l’indifferenza e l’emarginazione cui i soggetti con difficoltà sono relegati. Navigando nella rete alla ricerca di notizie da proporre al lettore inoltre mi sono imbattuta in un video inquietante che forse potrebbe rispondere ad alcune domande poste in precedenza e che potrebbe affermare le mie ipotesi di lucro. Testimonianze affermano che l’ASL di Aversa proprietaria dei terreni adibiti ad agriturismo e fattoria didattica non vuole rinnovare i mandati alle cooperative che vi risiedono, rovinando anni di lavoro e reinserimento individuale. Le zone fatiscenti restano tali, quelle che contribuiscono a un miglioramento della vita vogliono distruggerle. L’interesse politico evidentemente misto ad altri più loschi potrebbero chiarirci il perché di tanto degrado. Vi lascio con il video di cui parlo e vi do appuntamento alla prossima …
Passeggiare all’interno del complesso Maddalena desta rabbia, malinconia e un susseguirsi di emozioni contrastanti fra loro, all’interno della struttura archivi riportano alla luce una realtà nascosta, registri che testimoniano la presenza di anime vaganti, letti vuoti che riecheggiano i passi di chi ha attraversato quei luoghi. Oggi la Maddalena non è completamente priva di vita, al suo interno esiste una fattoria didattica e un agriturismo che vive dei prodotti della terra. Facendo una digressione che esula dalla malattia mentale, si possono fare tanti pensieri e riflessioni, riguardo alla struttura, al suo stato di abbandono e a quanto potrebbe offrire alla città. Percorrere quei luoghi è come attraversare i cortili dell’OPG, c’è la stessa aria surreale, lo stesso senso d’inquietudine misto a tanta pace e serenità. Si potrebbero creare tanti progetti di restauro, di recupero archeologico, ma soprattutto si potrebbero porre in essere tanti PTRI, per i non addetti ai lavori esso è l’acronimo di Progetto Terapeutico per il Reinserimento Individuale. La Maddalena offre le stesse opportunità che potrebbe offrire L’OPG, attraverso progetti di giardinaggio, laboratori di pittura, agricoltura, alimentazione consapevole e tanto altro, i soggetti svantaggiati avrebbero nuove opportunità e gli operatori del settore avrebbero un lavoro assicurato a vita. Mi piacerebbe avere la possibilità di proporre agli enti competenti queste idee, creare una sinergia tale da portare nuova vita e luce in quei luoghi. Basaglia m’insegna che volere è potere, si potrebbe creare una sinergia fra gli internati dell’OPG e le strutture interne a esso e alla stessa Maddalena affinché gli ultimi e i dimenticati avessero altre occasioni di vita. Ci sono dipinti che testimoniano la presenza di vite passate di lì. Ai tempi questa struttura era un’eccellenza, una vasta area colma di storia, registri che narrano vicende di vita, letti abbandonati che palesano l’indifferenza e l’emarginazione cui i soggetti con difficoltà sono relegati. Navigando nella rete alla ricerca di notizie da proporre al lettore inoltre mi sono imbattuta in un video inquietante che forse potrebbe rispondere ad alcune domande poste in precedenza e che potrebbe affermare le mie ipotesi di lucro. Testimonianze affermano che l’ASL di Aversa proprietaria dei terreni adibiti ad agriturismo e fattoria didattica non vuole rinnovare i mandati alle cooperative che vi risiedono, rovinando anni di lavoro e reinserimento individuale. Le zone fatiscenti restano tali, quelle che contribuiscono a un miglioramento della vita vogliono distruggerle. L’interesse politico evidentemente misto ad altri più loschi potrebbero chiarirci il perché di tanto degrado. Vi lascio con il video di cui parlo e vi do appuntamento alla prossima …
Rosaria Uglietti







