Oggi
continuiamo il nostro viaggio nella psichiatria, affrontando un argomento il
cui acronimo ognuno di noi avrà ascoltato, ne avrà sentito parlare e si sarà
chiesto in cosa consista esattamente, parliamo di T.S.O, Trattamento Sanitario
Obbligatorio. Questo, come si evince dal termine, è un trattamento cui l’utente
psichiatrico è sottoposto di là dalla sua volontà. Tale provvedimento è emanato
dal sindaco il quale ha la facoltà di disporre che una persona sia sottoposta a
cure psichiatriche al di fuori della sua intenzionalità. Il ricovero avviene
tramite gli S.P.D.C, Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura presso i reparti
di psichiatria degli ospedali generali. Il T.S.O. è inserito nella legge 180,
nella sezione in cui essa fa riferimento agli “Accertamenti e trattamenti
sanitari volontari e obbligatori” ed è l’unica forma di ricovero coatto ancora
possibile da quando fu emessa la riforma sanitaria in cui è inserita la
suddetta legge, meglio conosciuta come Legge Basaglia, di cui ho più volte
argomentato.
Leggere
qui per gli articoli di riferimento.
http://ugliettipsicologa.blogspot.it/2015/07/legge-180-e-tso-gli-articoli.html
http://ugliettipsicologa.blogspot.it/2015/07/legge-180-e-tso-gli-articoli.html
L’emissione
di un provvedimento di T.S.O è cavillosa e specifica, il sindaco necessita di
certificazioni e requisiti distinti affinché possa emanarlo. Questi sono il ritrovarsi nella situazione in cui il soggetto
è in una condizione di alterazione tale che richiede interventi terapeutici
urgenti, che gli interventi siano rifiutati e infine che non si riescano ad
effettuare cure extraospedaliere tempestive. Tali condizioni devono
necessariamente essere presenti in contemporanea affinché sia proposto il T.S.O
e la certificazione medica deve avvenire ad opera di due medici, quello di
famiglia che lo emana e quello di una struttura ospedaliera pubblica, in ogni
caso la legge prevede che i due medici di cui sopra non debbano necessariamente
essere psichiatri. Il sindaco, una volta ricevuta la notifica ha 48 ore di
tempo per provvedere, il soggetto cui è riferito il T.S.O è portato dai vigili
urbani in un SPDC…
Io
considero che il fatto che un T.S.O possa essere richiesto da un medico di
famiglia possa essere di aiuto a quelle famiglie che hanno delle problematiche
e non hanno gli strumenti per aiutare un loro congiunto. Penso, tuttavia, che
essendo la materia psichiatrica cosi specifica e di pertinenza di un professionista
in grado di valutare lo stato del soggetto, non possa essere convalidata da un
medico generico, ma da un professionista del settore. Un ulteriore elemento cui
porre l'accento è che per emanare i T.S.O siano utilizzate delle certificazioni
prestampate che attestino esclusivamente la presenza delle condizioni
necessarie e sufficienti per l’emanazione del provvedimento medesimo. Per
quanto ciò sia uno snellimento burocratico atto a velocizzare il rientro di
situazioni critiche, è pur vero che ciò potrebbe essere una superficialità atta
a ledere la libertà del singolo individuo. Ricordo ancora, che l’individuo ha
in teoria la facoltà di poter scegliere il luogo della sua degenza, qualora
essa sia protratta nel tempo, ma che nella realtà i soggetti sono sistemati
nelle strutture che hanno disponibilità numerica di ospitare il soggetto
stesso.
Sul
modo con cui un soggetto possa tutelarsi da un T.S.O rimando il lettore a un
successivo appuntamento. Alla prossima ...
Rosaria Uglietti


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