domenica 17 giugno 2012

Luce riflessa ...


In quest’ultimo periodo sono stata lontana dalla rete per una serie di circostanze personali, ritorno e mi rendo conto che nulla è cambiato, anzi il mondo peggiora e noi non ce ne rendiamo conto. Siamo troppo presi dalle nostre problematiche, troppo coinvolti in questioni personali, per renderci conto di quello che ci accade intorno. Faccio ammenda e richiamo in primis me stessa.  Mi rendo conto, tutte le volte che leggo alcuni articoli, che l’ipocrisia ci circonda in maniera nauseante. Ho appena letto un articolo che riguarda un internato dell’O.P.G. di Aversa, una persona che conosco benissimo, poiché l’incontro tutti i giorni. Michele, la persona di cui parlo, è realmente un anziano signore di 84 anni; la prima volta che lo vidi, beh anch’io mi chiesi cosa ci facesse ancora rinchiuso, essendo egli anziano, avendo un’andatura lenta e di sicuro non potendo essere considerato, a un occhio poco attento, una persona pericolosa. Beh io, a suo tempo, ho chiesto informazioni giudiziarie in merito e posso dire che la legge italiana è del tutto aberrante in alcuni casi, se purtroppo esiste una condanna, questa non fa riferimento a quanto una persona possa invecchiare, a quanto questa possa nel tempo diventare una figura quasi inerme. Michele fa tenerezza, tuttavia non è rinchiuso in cella, poiché è detenuto nel reparto 9, unico completamente assorbito dall’Asl. E’ spesso in cortile ed io ci colloquio nel quotidiano. Io non sono qui a difendere l’O.P.G. di Aversa, di cui è risaputo, esser il luogo in cui lavoro, bensì a rilevare quanto, ancora una volta si colga l’occasione di utilizzare delle storie che toccano il cuore per brillare di luce riflessa. Michele certo fa tenerezza, beh ma io mi chiedo allora se queste persone fanno tenerezza, se proviamo empatia nei loro confronti, per quale motivo, la politica italiana continua a regredire in materia di sanità mentale? Per quale motivo non si pongono in essere tutti gli strumenti a nostra disposizione per far si che il malato di mente possa vivere dignitosamente? Sono state apportate delle modifiche alla legge Basaglia, l'unica che aveva l’intento di restituire dignità al malato di mente e che non solo non è stata mai applicata, ma addirittura si modifica nelle sue parti essenziali per continuare a toglier dignità all’essere umano. Tutto ciò fa male a chi fa della salute mentale una ragione di vita e non un mero lavoro su cui lucrare. Lungi da me incorrere in un buonismo del tutto fuori luogo, vorrei semplicemente che si avesse l’obiettività di riconoscere quante contraddizioni e ipocrisie circondano, ancora oggi tale materia. Non sta a me giudicare il corso della giustizia, è giusto che un individuo che abbia commesso un reato subisca la giusta punizione, tuttavia mi chiedo perché non si considerano anche i diritti umani. I reati son tali e come giusto che sia devono essere puniti e di certo alcuni reati violenti fanno ribrezzo in primo luogo a me. Io, mi chiedo, comunque, perché si facciano delle valutazioni approssimative, perché non si da uno sguardo alla condizione mentale del reo e soprattutto perché molti eventi non si prevengano. Il lettore potrebbe pensare che queste mie parole siano dettate dall’esser coinvolta nell’argomento e non lo nego, ma voglio ricordare che una giusta prevenzione e considerazione della salute psicofisica dell’individuo potrebbe evitare molte circostanze ed eventi nefasti. Si parla sempre di chiusura degli O.P.G., si parla delle condizioni aberranti in cui vivono gli internati e i detenuti, ma non sento in alcuna situazione, l’intenzione di porre rimedio a tutto ciò. La voglia di porre in essere soluzioni soggettive che possano tenere in considerazione prima di tutto l’individuo, la sua patologia e soprattutto, ove possibile, l’inserimento nel tessuto sociale. E’ troppo facile additare il malato, è comodo rinchiuderlo e celarlo ai nostri occhi, per tirarlo fuori nei momenti opportuni affinché la cittadinanza si illuda di esser protetta. Protetta da cosa, questo ovviamente non è dato saperlo. Le nostre paure ci intrappoleranno sempre se non smetteremo di mettere la testa sotto la sabbia e non capiremo che la conoscenza è e sarà sempre l’unico strumento per vivere e far vivere meglio il mondo. Io vi saluto con l’amaro in bocca di chi nel quotidiano osserva e si rende conto che si potrebbe fare tanto e lo si evita per evidenziarlo nei momenti di tornaconto personale di molti. Alla prossima …

 Rosaria Uglietti