In
quest’ultimo periodo sono stata lontana dalla rete per una serie di circostanze
personali, ritorno e mi rendo conto che nulla è cambiato, anzi il mondo
peggiora e noi non ce ne rendiamo conto. Siamo troppo presi dalle nostre
problematiche, troppo coinvolti in questioni personali, per renderci conto di
quello che ci accade intorno. Faccio ammenda e richiamo in primis me stessa. Mi rendo conto, tutte le volte che leggo
alcuni articoli, che l’ipocrisia ci circonda in maniera nauseante. Ho appena
letto un articolo che riguarda un internato dell’O.P.G. di Aversa, una persona
che conosco benissimo, poiché l’incontro tutti i giorni. Michele, la persona di
cui parlo, è realmente un anziano signore di 84 anni; la prima volta che lo vidi,
beh anch’io mi chiesi cosa ci facesse ancora rinchiuso, essendo egli anziano, avendo
un’andatura lenta e di sicuro non potendo essere considerato, a un occhio
poco attento, una persona pericolosa. Beh io, a suo tempo, ho chiesto informazioni
giudiziarie in merito e posso dire che la legge italiana è del tutto aberrante
in alcuni casi, se purtroppo esiste una condanna, questa non fa riferimento a
quanto una persona possa invecchiare, a quanto questa possa nel tempo diventare
una figura quasi inerme. Michele fa tenerezza, tuttavia non è rinchiuso in
cella, poiché è detenuto nel reparto 9, unico completamente assorbito dall’Asl.
E’ spesso in cortile ed io ci colloquio nel quotidiano. Io non sono qui a
difendere l’O.P.G. di Aversa, di cui è risaputo, esser il luogo in cui lavoro, bensì
a rilevare quanto, ancora una volta si colga l’occasione di utilizzare delle
storie che toccano il cuore per brillare di luce riflessa. Michele certo fa
tenerezza, beh ma io mi chiedo allora se queste persone fanno tenerezza, se
proviamo empatia nei loro confronti, per quale motivo, la politica italiana
continua a regredire in materia di sanità mentale? Per quale motivo non si
pongono in essere tutti gli strumenti a nostra disposizione per far si che il
malato di mente possa vivere dignitosamente? Sono state apportate delle
modifiche alla legge Basaglia, l'unica che aveva l’intento di restituire dignità
al malato di mente e che non solo non è stata mai applicata, ma addirittura si
modifica nelle sue parti essenziali per continuare a toglier dignità all’essere
umano. Tutto ciò fa male a chi fa della salute mentale una ragione di vita e
non un mero lavoro su cui lucrare. Lungi da me incorrere in un buonismo del
tutto fuori luogo, vorrei semplicemente che si avesse l’obiettività di
riconoscere quante contraddizioni e ipocrisie circondano, ancora oggi tale
materia. Non sta a me giudicare il corso della giustizia, è giusto che un
individuo che abbia commesso un reato subisca la giusta punizione, tuttavia mi
chiedo perché non si considerano anche i diritti umani. I reati son tali e come
giusto che sia devono essere puniti e di certo alcuni reati violenti fanno
ribrezzo in primo luogo a me. Io, mi chiedo, comunque, perché si facciano delle
valutazioni approssimative, perché non si da uno sguardo alla condizione
mentale del reo e soprattutto perché molti eventi non si prevengano. Il lettore
potrebbe pensare che queste mie parole siano dettate dall’esser coinvolta nell’argomento
e non lo nego, ma voglio ricordare che una giusta prevenzione e considerazione
della salute psicofisica dell’individuo potrebbe evitare molte circostanze ed
eventi nefasti. Si parla sempre di chiusura degli O.P.G., si parla delle
condizioni aberranti in cui vivono gli internati e i detenuti, ma non sento in
alcuna situazione, l’intenzione di porre rimedio a tutto ciò. La voglia di
porre in essere soluzioni soggettive che possano tenere in considerazione prima
di tutto l’individuo, la sua patologia e soprattutto, ove possibile, l’inserimento
nel tessuto sociale. E’ troppo facile additare il malato, è comodo rinchiuderlo
e celarlo ai nostri occhi, per tirarlo fuori nei momenti opportuni affinché la
cittadinanza si illuda di esser protetta. Protetta da cosa, questo ovviamente
non è dato saperlo. Le nostre paure ci intrappoleranno sempre se non smetteremo
di mettere la testa sotto la sabbia e non capiremo che la conoscenza è e sarà
sempre l’unico strumento per vivere e far vivere meglio il mondo. Io vi saluto
con l’amaro in bocca di chi nel quotidiano osserva e si rende conto che si
potrebbe fare tanto e lo si evita per evidenziarlo nei momenti di tornaconto
personale di molti. Alla prossima …
Rosaria Uglietti

