venerdì 24 aprile 2015

Sandro e la paura della libertà

Ho conosciuto Sandro la primavera del 2011, ma ne avevo sentito parlare durante le riunioni settimanali che si tenevano presso la cooperativa di cui facevo parte a quei tempi. Mi parlavano di lui come di una persona inavvicinabile, un vessatore più volte denunciato dalle operatrici con cui entrava in relazione per molestie sessuali.  Alla notizia che un molestatore fosse entrato a far parte del gruppo appartamento in cui lavoravo, ne rimasi un po’ scossa, perché per quanto tu possa essere una persona preparata, temi sempre per la tua incolumità, soprattutto se sei alle prime armi con soggetti pericolosi o ritenuti tali.  Il primo giorno che lo incontrai rimasi sbalordita, Sandro tutto sembrava tranne un individuo pericoloso, ma si sa che i soggetti con disturbi psichici curati male sono come il fuoco sotto la cenere.  Decisi di mettere da parte la paura che potesse destabilizzarmi e provare a conoscerlo per comprendere come interagire con lui. I giorni trascorrevano ed io mi sentivo sempre più forte, avevo capito che Sandro avvertiva solo l’esigenza di sentirsi importante e ascoltato, tuttavia, ogni qual volta tentassi di spiegare la questione ai colleghi, questi si ritraevano. Relazionarsi con Sandro significa aver un buon bagaglio di conoscenze, ma anche una forte consapevolezza e soprattutto il seguire un percorso individuale, tutto questo perché come sappiamo, i pazienti toccano le nostre corde più intime e se non abbiamo le spalle forti e la consapevolezza dei nostri lati oscuri possiamo rischiare di sbagliare facendo male a loro e a noi. I miei colleghi intrapresero una sorta di guerriglia personale nei confronti di Sandro, quest’ultimo aveva la capacità di colpirti nei tuoi punti deboli e ogni giorno era diventata una guerra. Si accompagnava a ciò l’incapacità dei nostri responsabili di creare gruppi di confronto e mutuo aiuto in cui ognuno di noi potesse andare in soccorso all’altro, in contemporanea, lo psicologo del CSM di Aversa che aveva in cura Sandro, si divertiva a renderlo instabile. Sandro, infatti, al pari di molti altri internati, entrava e usciva dall’OPG perché mal curato. Tutto ciò mi ha sempre destato tanta rabbia, osservare come colleghi che occupino posizioni di rilievo e che potrebbero fare la differenza si comportino come burattinai alle prese con i loro giocattoli o ancora colleghi che si ritengano superiori perché tu non ostenti titoli e conoscenze. I primi tempi ricordo benissimo l’arroganza del referente di Sandro il quale si divertiva anche con me con l’intenzione di denigrarmi e di destabilizzarmi. L’ho sempre lasciato fare, riservandomi di trovare l’occasione e il modo più proficuo per regolarmi di conseguenza e tutto questo non ha fatto altro che rendermi più forte come persona e professionista anche agli occhi di molti internati i quali hanno sempre apprezzato il non mettermi sul piedistallo, salvo il sapermi difendere nelle sedi opportune. Oggi gli OPG sulla carta stanno subendo una grandissima trasformazione, ma l’amara verità è che tutto cambia per restare uguale ed io non posso fare altro che provare a dare un contributo umano e professionale alle vite di questi individui considerati ultimi. Alla prossima … 
Rosaria Uglietti

sabato 18 aprile 2015

Saverio, una vita fatta di fughe ...


La prima volta che incontrai Saverio era il Natale del 2010, all'epoca lavoravo in un gruppo appartamento nei pressi di Trentola Ducenta, lui era in licenza finale di esperimento. La storia di Saverio è quella tipica di un internato, affetto da un disturbo di personalità curato male si macchia di un crimine ed è qui che inizia il suo calvario. Saverio entra per la prima volta in OPG intorno ai venticinque anni, all'epoca era già sposato e con dei figli. Trascorso il tempo della pena Saverio è inserito in una comunità per intraprendere un percorso di reinserimento sociale, ma quasi al termine dell'esperienza  scappa e di conseguenza deve ritornare in OPG. Avrà il medesimo comportamento per almeno quattro o cinque volte nella sua vita fino ad arrivare da noi. Saverio è un manipolatore che sa come comportarsi per farsi apprezzare, ma la sua più grande pecca non è il suo male, ma la sua famiglia, gente contadina con il timore che si possa depauperare il suo capitale finge di interessarsi alla vita di Saverio, ma nella sostanza spera che non esca mai. Tutte le volte che la famiglia di Saverio è venuta a fargli visita la prima domanda era sempre la stessa, c'è possibilità che torni a casa? Nel periodo trascorso con noi Saverio tenne quello che si chiama un buon comportamento, rispettoso delle regole della casa e della convivenza con gli altri internati, il suo scopo era ritornare a casa, in quella casa dove non era voluto. All'indifferenza familiare, tuttavia, bisogna aggiungere la burocrazia italiana, nonché la poca professionalità dei colleghi psicologi e psichiatri del CSM di Aversa, cui il nostro gruppo appartamento faceva riferimento. Medici e psicologi interessati a favorire la cooperativa di turno e il proprio tornaconto personale. Arriva giugno e la licenza di Saverio sta per scadere, lui inizia a fare domande sulla sua libertà imminente e riceve risposte discordanti, in appartamento si vive sempre peggio perché i responsabili discutono fra loro e si dimenticano di operatori e internati e Saverio decide di fuggire nuovamente, ritornerà in OPG e incontrerà l'ennesima cooperativa interessata ai soldi che può guadagnare sulla sua pelle, scapperà ancora e ancora un ritorno in OPG, dove in seguito all'arresto morirà. Quella di Saverio è solo una delle tante storie incontrate e delle vite lasciate in balia della burocrazia e della cattiva politica in materia di sanità mentale. Un saluto e alla prossima ...
Rosaria Uglietti