giovedì 26 novembre 2015

Le paure in gravidanza, tra sensi di colpa e voglia di amare ...

Siamo cresciute con il mito della gravidanza, ci hanno insegnato che la maternità sia la cosa migliore, poi all'improvviso quel momento arriva e ti rendi conto che non è come te lo avevano raccontato, che fare? Molte donne durante la gravidanza hanno affrontato disturbi dell'umore dovuti a paure, in alcuni casi gestibili, in altre no. 
Come comportarsi?
La cosa migliore è parlarne con chi ci sta vicino, il marito e la famiglia, mettere al corrente i nostri cari è il primo passo da affrontare. Importante è parlarne anche con il proprio ginecologo, alcuni farmaci, infatti, influiscono notevolmente sul nostro umore. Ci sono momenti in cui qualsiasi cosa ci spaventa, ci si sente in colpa per tutto, per una passeggiata, per un cibo piccante e questo turba il nostro umore. Allo stesso tempo, cresce dentro di noi un grande amore per questa nuova creatura che allieterà la nostra vita. Si vive in bilico tra paure e slanci di entusiasmo.
E' necessario, tuttavia, fare una distinzione, ci sono paure fisiologiche come quelle del parto, del sentirsi dei genitori all'altezza del compito o ancora di riuscire a dare al bambino ciò di cui ha bisogno. Ci sono altre paure, più specifiche e che hanno bisogno di un sostegno maggiore ed in questo caso il medico e i propri cari giocano un ruolo fondamentale. Questi ultimi hanno il compito di sostenerci e nel momento opportuno chiedere l'aiuto di uno specialista del settore che possa farci attraversare le nostre paure e vivere la gravidanza con serenità.
Ricordo, ad esempio, che il mio ginecologo mi tenne sotto controllo i primi mesi di gravidanza poiché assumevo dei farmaci che influivano in maniera seria sull'umore, essendo la mia gravidanza a rischio. Ebbi, in quel periodo anche io delle forti paure, ricordo che temevo che durante la minzione mia figlia potesse scivolare via con le urine. Il mio ginecologo fu bravo a tenermi sotto osservazione e a sospendere, passato il pericolo, i farmaci , affinché, le mie paure non degenerassero in qualcosa di più serio. Racconto la mia storia per far si che le donne non si vergognino dei propri pensieri un po' bislacchi durante la gravidanza, per noi è un momento delicato e di vulnerabilità. Raccomando a tutte di informare sempre i medici e le persone care affinché questo momento possa essere attraversato nel migliore dei modi. Un saluto e buona gravidanza a tutte ... Alla prossima ...
Rosaria Uglietti

domenica 8 novembre 2015

Pilates e fibromialgia, un connubio perfetto per vivere bene ...

Ci siamo salutati la scorsa volta con uno sguardo alla fibromialgia, ne ho parlato qui
http://rosaria-uglietti.blogspot.it/2015/08/vivere-sereni-con-la-fibromialgia.html


Oggi invece voglio invitare tutte quelle persone affette da fibromialgia a praticare pilates, esso è uno sport intenso ma allo stesso tempo delicato, che esercita un allungamento muscolare e tendineo che se praticato con costanza procura grandissimi benefici sia da un punto di vista fisico sia psicologico. Per un approfondimento della disciplina leggi qui
http://ugliettipsicologa.blogspot.it/2015/11/pilates-una-disciplina-completa.html
Sappiamo bene che i dolori determinati dalla fibromialgia molto spesso incidono molto più sulla psiche che sull'organismo stesso. Le persone affette da fibrmialgia, a causa di questo dolore lancinante, che perdura tutto il giorno, a volte nonostante i farmaci, temono di praticare qualsiasi sport. Posso assicurarvi, per esperienza personale, che i benefici tratti da questa disciplina sono innumerevoli, provo ad elencarveli

  1. Miglioramento della mobilità individuale e degli arti
  2. Benessere generale fisico
  3. Benessere psicologico 
  4. Rafformzamento della muscolatura
  5. Rilascio di endorfine che migliorano l'umore
Cosa dire, buon pilates e buona vita a tutti, alla prossima ...

Rosaria Uglietti

venerdì 23 ottobre 2015

Ad agosto internato non ti conosco e nelle festività?

Oggi voglio dirvi un altro paradosso che si verifica in prossimità delle vacanze estive in O.P.G. Iniziamo col dire che sulla carta è stata rispettata l'ordinanza secondo cui questi fossero chiusi, in realtà le rems non ci sono, i progetti sono stati annullati e noi? Noi addetti ai lavori, ogni anno ad agosto siamo mandati in ferie forzate, perché gli addetti alla sicurezza devono farsi la vacanza. Questa piaga che si sussegue da anni non volge a termine, per cui mentre i giornali sono a caccia dello scoop migliore, nella realtà assistiamo alla solita sofferenza. Ricordo le prime ferie forzate cui fui sottoposta, già con i primi segni del caldo c'era sempre una scusa per cui gli internati non venivano a colloquio, il mal di testa, la stanchezza, in realtà erano gli addetti alla sicurezza che non avevano voglia di farsi il giro per le celle. Questa situazione è l'esempio evidente dell'incoerenza della sanità e dei poteri alti di risolvere sia la questione degli O.P.G sia del benessere dei ricoverati. Tale condizione in realtà occorre in tutti i periodi di festività, quasi come l'arrivo della notte in cui le menti volgono all'oblio, nei giorni di festa gli internati diventano più invisibili del solito. Le famiglie di chi avrebbe diritto a uscire si guardano bene dal volerli in casa, la sicurezza è presa dall'organizzazione del viaggio più bello e gli internati ciondolano tra la sedia e il letto delle loro camere. 
Vi racconterò un evento accaduto il primo Natale trascorso in O.P.G, insieme con alcuni colleghi ci venne in mente di chiedere il permesso ai direttori sanitario e penitenziario di avere un permesso per portare i nostri assistiti a pranzo, per far respirare loro l'aria natalizia. Pieni di entusiasmo e con la gioia nel cuore iniziamo a compilare tutte le richieste di dovere, all'arrivo della vigilia di Natale ci negano il permesso, ci dicono che non se la sentono di darci questa responsabilità. Attoniti e disarmati non sappiamo come dirlo ai  nostri ragazzi, i quali in realtà erano già stati avvisati. Passate le feste veniamo a sapere che il magistrato aveva accolto le nostre richieste, ma i nostri datori di lavoro, per non passare per quelli che non avevano avuto l'iniziativa, ci hanno negato il consenso.Questa la realtà degli O.P.G, una gara a chi riceve una medaglia fingendosi interessato agli internati e un’indifferenza celata dei sorrisi ingannevoli.  Che dirvi tutto cambi perché tutto resti uguale. Alla prossima … 

 Rosaria Uglietti

sabato 8 agosto 2015

Vivere sereni con la fibromialgia

Negli ultimi tempi noto molti articoli riguardo alla fibromialgia, una patologia che colpisce in particolare le donne e spesso implica una cattiva qualità della vita.  Mi sono resa conto che tali articoli e testimonianze sono spesso raccontati con un alone di tristezza che rende ancor più pesante una situazione che di per se non è facile.
Le persone affette da fibromialgia avvertono una sensazione diffusa di dolore, ma ci vuole un buon medico affinché questa sia diagnosticata, molte volte, infatti, questo dolore diffuso è preso sotto gamba dai medici e i pazienti finiscono per essere considerati dei malati immaginari.

Tale patologia può essere accompagnata anche da sbalzi di umore affini alla depressione dovuti proprio al sentirsi isolati e incompresi. La verità è che troppe volte le persone affette da fibromialgia si rinchiudono in se stesse e questo rende loro la vita difficile, ma la rende tale anche a chi gli sta intorno. Ci vorrebbe la forza di aprirsi, anche se viviamo in una società veloce e disattenta. 

Come possiamo fare per avere una buona qualità della vita?

La prima cosa da fare è rivolgersi a uno specialista il quale sarà in grado di prescrivere una cura specifica che possa alleviare i dolori, quest’ultimo, nel caso in cui si renda conto che la persona affetta viva una situazione depressiva deve rimandare il soggetto anche a uno psicologo.
Ciò di cui dobbiamo persuaderci, è che sebbene la fibromialgia possa per certi versi essere debilitante noi possiamo fare molto per avere una buona qualità della vita.

Che cosa dobbiamo fare?

Anzitutto parlarne alle persone che ci sono accanto, i compagni di vita, gli amici e anche i colleghi devono essere informati di questa situazione, dobbiamo smetterla di provare vergogna per il nostro dolore, per sentire caldo mentre gli altri avvertono freddo e viceversa sentire freddo anche se fuori ci sono quaranta gradi. Una caratteristica della fibromialgia, infatti, è percepire in maniera distorta il clima, amplificandone le sensazioni e in alcuni casi distorcendole. Parlo in prima persona, perché, anch’io ne sono affetta, la mia fibromialgia è una diretta conseguenza di una gravidanza difficile. I primi tempi, anch’io mi sentivo un po’ smarrita, non comprendevo i dolori che investivano il mio corpo e soprattutto quelle sensazioni di caldo e freddo distorte. Ho incontrato un buon medico che mi ha prescritto dei farmaci che hanno alleviato i dolori, ma soprattutto ho iniziato a parlarne con chi mi stava vicino. In primis mio marito e la mia famiglia e in seguito gli amici e i colleghi. Non è facile perché si vive in un mondo dove bisogna rasentare la perfezione e se sei uno psicologo, devi essere al pari di wonder woman ma credo che proprio questo sia sbagliato. Siamo esseri umani, abbiamo le nostre sofferenze, ciò che dobbiamo fare è accettarlo, in questo modo la qualità della nostra vita migliorerà, provare per credere. Certo i risultati sono lenti e bisogna avere tanta pazienza e molta voglia di uscirne, ma ce la possiamo fare, un passo alla volta e senza fretta. Ci sono giorni in cui i dolori ti devastano, altri che ti senti forte, ma con il tempo la cura da i suoi frutti. Oggi mi alleno con mia figlia tutti i giorni, sorrido e me ne frego di chi non mi comprende. 
Alla prossima e buona vita a tutti …  
Rosaria Uglietti

mercoledì 5 agosto 2015

Come tenersi in forma con un bimbo piccolo ...


Oggi, mentre ballavo con mia figlia, ho pensato che la mia esperienza potrebbe tornare utile anche ad altre mamme, in particolar modo a quelle come me che hanno sempre fatto sport e ora non riescono impegnate tra lavoro e figli, o ancora a quelle che temono di sottrarre tempo a questi ultimi. 






La mia storia ...

Fino a prima di avere Maya la mia vita era abbastanza impegnata, come ogni donna lavoratrice che ha cura di se stessa, la mia vita si divideva tra lavoro, sport e danza. Trasferitami ad Aversa dopo il matrimonio e avendo sospeso lo sport a causa di una gravidanza non molto serena, la mia vita ha subito una gran rivoluzione, anche se durante la gestazione sono stata brava ed ho preso solo sei chilogrammi. La maternità ha cambiato molto la mia vita, ho sospeso il lavoro fino a poco fa e i miei ritmi e le mie abitudini si sono modificati.
Chissà quante mamme si rivedranno in queste mie parole, tuttavia, passato il periodo dell'allattamento e avendo degli orari un po' più precisi ho deciso di fare qualcosa per me. Non sapevo da dove iniziare, ero abituata ad allenarmi con persone che stimavo e che erano prima di tutto delle amiche e qui ad Aversa, non conoscendo nessuno e non trovando palestre in cui si potesse praticare pilates o le discipline che eseguivo, ho deciso di svolgere esercizio in casa. Il tempo trascorreva e Maya diventava grande, iniziava a muovere i primi passi ed io mi sono resa conto che le piaceva la musica. Ho iniziato a fare esercizio davanti a lei e questo mi ha aiutato a non sentirmi in colpa perché non le toglievo tempo, anzi lei si divertiva ed io piano piano tornavo in forma. Lo scorso inverno l'ho anche portata con me a qualche lezione di balli tradizionali del sud, una disciplina che ho sempre amato, ma che non trovato il tempo di praticare. Ho seguito alcune lezioni e anche lì mia figlia mi ha sorpreso, le piace ballare.
Oggi ci alleniamo insieme in casa e questo mi fa stare tranquilla, perché condividiamo del tempo insieme, divertendoci e contemporaneamente tenendomi in forma. Mi auguro che le mamme che leggono quest’articolo possano trarvi spunto, buon allenamento a tutte: D Alla prossima ...


Rosaria Uglietti

lunedì 13 luglio 2015

Mauro e le sue voci interne ...


Ho conosciuto Mauro quando ho iniziato a lavorare in OPG.  Su di lui  mi furono fatte tante raccomandazioni, ma la frase che più spesso mi sono sentita ripetere era :- Mauro è un caso perso.

Rinchiuso da tempo immemore, Mauro soffre di allucinazioni, è un uditore di voci. Questo lo ha portato a fare uso di qualsiasi tipo di droga pur di mettere a tacere quelle invasioni interne che lo devastano. Ogni giorno andavo da Mauro ed ogni giorno sentivo le stesse frasi, la cosa più assurda era che spesso gli stessi addetti al servizio d'ordine fingevano di andare a chiamarlo, oppure dicevano che Mauro dormiva. Ho dovuto combattere con la mentalità retrograda di un mondo costituito da divieti e punizioni. tutti i giorni, armata di pazienza e voglia di fare, mi recavo nel reparto 8 bis e tutti i giorni cercavano di respingermi, io non ho mollato. Mauro ha iniziato ad uscire dalla sua cella e a raccontarsi. I suoi racconti ovviamente erano da interpretare, ricchi di episodi fantastici e allucinazioni, ma a me non interessava interpretare, mi interessava che Mauro avesse voglia di uscire dalla sua stanza. Ho imparato che il suo ritrovo era una farmacia, che l'hanno portato in OPG in seguito ad un arresto per uso di stupefacenti e che lo hanno sedato con delle iniezioni. Queste ultime lo hanno segnato molto, infatti, mi chiedeva spesso perché gli infermieri volessero il suo sangue e soprattutto pensava che attraverso quelle iniezioni gli introducessero nel corpo delle microspie per essere seguito. Mi diceva:-dottorè loro vogliono spiarmi perciò mi prendono il sangue vero? La cosa più bella di questo racconto posso dirvi è che Mauro nel tempo non si è perso un incontro, lui che non distingueva il giorno dalla notte e che le visite in ospedale erano viaggi in Francia, il giorno in cui ho sospeso le visite per la mia gravidanza aveva sempre un pensiero per me e mi faceva portare il suo saluto dai colleghi. Posso dire con grande fierezza che Mauro per me è l'esempio che la tenacia e il considerare gli internati persone portano nel tempo a grandi risultati i quali a mio avviso, non sono la guarigione o la sospensione del farmaco, perché in alcuni casi la patologia resta, ma sono la restituzione della dignità e della voglia di vivere ... Alla prossima

Rosaria Uglietti

venerdì 24 aprile 2015

Sandro e la paura della libertà

Ho conosciuto Sandro la primavera del 2011, ma ne avevo sentito parlare durante le riunioni settimanali che si tenevano presso la cooperativa di cui facevo parte a quei tempi. Mi parlavano di lui come di una persona inavvicinabile, un vessatore più volte denunciato dalle operatrici con cui entrava in relazione per molestie sessuali.  Alla notizia che un molestatore fosse entrato a far parte del gruppo appartamento in cui lavoravo, ne rimasi un po’ scossa, perché per quanto tu possa essere una persona preparata, temi sempre per la tua incolumità, soprattutto se sei alle prime armi con soggetti pericolosi o ritenuti tali.  Il primo giorno che lo incontrai rimasi sbalordita, Sandro tutto sembrava tranne un individuo pericoloso, ma si sa che i soggetti con disturbi psichici curati male sono come il fuoco sotto la cenere.  Decisi di mettere da parte la paura che potesse destabilizzarmi e provare a conoscerlo per comprendere come interagire con lui. I giorni trascorrevano ed io mi sentivo sempre più forte, avevo capito che Sandro avvertiva solo l’esigenza di sentirsi importante e ascoltato, tuttavia, ogni qual volta tentassi di spiegare la questione ai colleghi, questi si ritraevano. Relazionarsi con Sandro significa aver un buon bagaglio di conoscenze, ma anche una forte consapevolezza e soprattutto il seguire un percorso individuale, tutto questo perché come sappiamo, i pazienti toccano le nostre corde più intime e se non abbiamo le spalle forti e la consapevolezza dei nostri lati oscuri possiamo rischiare di sbagliare facendo male a loro e a noi. I miei colleghi intrapresero una sorta di guerriglia personale nei confronti di Sandro, quest’ultimo aveva la capacità di colpirti nei tuoi punti deboli e ogni giorno era diventata una guerra. Si accompagnava a ciò l’incapacità dei nostri responsabili di creare gruppi di confronto e mutuo aiuto in cui ognuno di noi potesse andare in soccorso all’altro, in contemporanea, lo psicologo del CSM di Aversa che aveva in cura Sandro, si divertiva a renderlo instabile. Sandro, infatti, al pari di molti altri internati, entrava e usciva dall’OPG perché mal curato. Tutto ciò mi ha sempre destato tanta rabbia, osservare come colleghi che occupino posizioni di rilievo e che potrebbero fare la differenza si comportino come burattinai alle prese con i loro giocattoli o ancora colleghi che si ritengano superiori perché tu non ostenti titoli e conoscenze. I primi tempi ricordo benissimo l’arroganza del referente di Sandro il quale si divertiva anche con me con l’intenzione di denigrarmi e di destabilizzarmi. L’ho sempre lasciato fare, riservandomi di trovare l’occasione e il modo più proficuo per regolarmi di conseguenza e tutto questo non ha fatto altro che rendermi più forte come persona e professionista anche agli occhi di molti internati i quali hanno sempre apprezzato il non mettermi sul piedistallo, salvo il sapermi difendere nelle sedi opportune. Oggi gli OPG sulla carta stanno subendo una grandissima trasformazione, ma l’amara verità è che tutto cambia per restare uguale ed io non posso fare altro che provare a dare un contributo umano e professionale alle vite di questi individui considerati ultimi. Alla prossima … 
Rosaria Uglietti