giovedì 21 novembre 2013

Marco Cavallo




Sono giorni che si sente parlare del viaggio di Marco Cavallo per l’Italia affinché siano chiusi gli O.P.G e sia superato lo stigma della malattia mentale. Io abito ad Aversa, sede di uno dei sei O.P.G distribuiti in tutto il territorio italiano, qui vi era anche un manicomio, per cui sulla carta la città dovrebbe considerare la malattia mentale come una qualsiasi forma di malattia che possa colpire un individuo ed invece, mio rammarico, mi rendo conto che gli aversani sono molto rigidi e severi nei confronti di questi individui. Oggi Marco è qui ed io sono presente con mia figlia, è una grande emozione, ma allo stesso tempo c’è un po’ di amarezza per i commenti dei passanti i quali pensano che noi non abbiamo nulla da fare e soprattutto che stiamo perdendo tempo, perché gli internati non hanno via di scampo. Si ferma una signora e mi chiede cosa è quella statua azzurra ed io le spiego cosa è, mi guarda con un po’ di amarezza e poi mi dice :- Signò pure loro tenene e problem eh … In riferimento agli ospiti dell’O.P.G.
 Inizia a piovere e mi vengono in soccorso due persone, un ospite del DSM di Trieste ed un infermiere, il quale mi dice che ha iniziato circa trentaquattro anni fa a combattere per i diritti dei malati psichici. E’ stato un collaboratore di Basaglia e a quelle parole una lacrima esce dai miei occhi perché in quel momento ho pensato a quanto fosse vere le parole di Basaglia e soprattutto a quanta strada ci resta ancora da fare. Io continuo il mio cammino e con me ora porto la mia famiglia, è difficile è faticoso ma la speranza non mi abbandona. Ciao Marco, ciao Franco vi porto nel cuore …
Rosaria Uglietti 

giovedì 7 novembre 2013

GILBERTO




Un buon giorno a tutti quelli che passano di qui,
qualche giorno fa ho postato sulla mia pagina di Facebook una notizia risalente allo scorso agosto, il suicidio di un internato dell'O.P.G Filippo Saporito di Aversa; l'articolo afferma che Gilberto era una bella persona, che aveva partecipato ai PTRI, acronimo di Progetto Terapeutico di Reinserimento Individuale e utilizza gli argomenti e i termini circostanziali che si ritrovano in tutti gli articoli che parlano di O.P.G e degli internati. Peccato che queste parole si utilizzino sempre dopo, sempre quando è troppo tardi. Tali articoli, se fossero sovrapposti, potrebbero indurre il lettore a ritenere che si parli sempre della stessa persona o quantomeno che non si abbia altro da dire. 

Conoscevo personalmente Gilberto, ciò  che ricordo di lui era il suo modo scansonato di parlare di se,  l'allegria dei suoi racconti e l'onestà sul suo essere. Gilberto non si è mai nascosto, forse era uno degli internati più onesti e consapevoli sia dell'errore commesso che della voglia di uscire ... Era in attesa di entrare in comunità, ma lo era da tempo ormai, già due estati fa si parlava della possibilità di un percorso comunitario, tale possibilità non era in discussione e non lo è tutt'oggi solo per lui, ma quasi per tutti gli internati. E' la burocrazia spesso ad  indurre gli stessi internati a farla finita, perdono la fiducia nel mondo e in ciò che li circonda, restano in attesa di un qualcosa che molto spesso e il caso di Gilberto, che purtroppo è solo uno dei tanti, lo conferma ancora una volta,  non arriverà mai. La lunga attesa li logora interiormente, li fa sentire presi in giro. Gilberto è stato trovato impiccato alle sbarre della sua finestra, quanta solitudine in quell'istante avrà provato, quanta rabbia e sicuramente quanto senso di vuoto. Ho scritto in precedenza che aveva sempre qualche racconto allegro durante le ore trascorse insieme, era il suo modo di essere e attraverso quei racconti trovava il modo di non sentire il peso del luogo in cui si trovava.Gli O.P.G lo sappiamo sono ancora delle prigioni, presentano sbarre, i servizi di custodia fanno il bello e il cattivo tempo e soprattutto, molti degli appartenenti ad essi ritengono di essere migliori degli internati.


Vogliamo chiederci perchè accade ciò?  Lo sappiamo in realtà, la loro esistenza permette ai giochi di potere di fare il bello e il cattivo tempo, permette loro di avere un po' di lustro quando necessitano di ciò e come ho sempre affermato,  per molti e anche per le cooperative sociali, le quali sulla carta affermano di voler reinserire nella società queste persone, gli internati non sono altro che soldi che camminano. Vorrei che cambiasse qualcosa, provo a tenere alta l'attenzione su tali argomenti, anche se torno dopo un lungo periodo di silenzio, spesso mi sento impotente, ma conservo sempre in me la speranza di cambiare qualcosa negli occhi e nei pensieri degli altri. Nutro sempre la fiducia che nell' altro giorno dopo giorno si instauri la voglia di vedere gli utenti dell'O.P.G per quello che sono, persone come gli altri, che hanno alcuni un malessere interiore e psichico, altri la delinquenza dovuta al mondo da cui provengono, ma sono e restano sempre degli esseri umani. Vi saluto con un po' di amarezza nel cuore, con il sorriso di Gilberto che non mi lascia da alcuni giorni e con la voglia di ritornare ancora qui più forti di prima. Alla prossima ...
Rosaria Uglietti

mercoledì 6 novembre 2013

Carcere di Procida ... Nuovi progetti o solite illusioni?


Ci siamo lasciati lo scorso anno con il decreto Ciccioli,  e ci ritroviamo ancora qui a parlare di carceri.Ho visto il carcere di Procida, una struttura ormai in disuso da tempo, ma che sembra debba ritornare a splendere ed è proprio di essa che voglio parlarvi. Inziamo dal principio ….

Un po’ di storia …
L’edificio del carcere è palazzo D’Avalos, il quale per circa duecento anni  è stato sede di uno delle  più importanti case penali  italiane, costruito tra la fine del cinquecento e gli inizi del seicento  dal cardinale Innico D’Avalos, il quale nell’intento di realizzare una difesa del territorio, decise di costruire l’omonimo palazzo la cui edificazione iniziò nel 1563. Nel 1734 Carlo III di Borbone requisì ai D’Avalos il palazzo per debiti e riuscì ad acquisirlo del tutto nel 1744 trasformandolo, insieme a tutta Procida, in uno dei “beni allodiali” della Corona. Nel 1818 fu trasformato in scuola militare per poco tempo, ma nel 1830 fu adibito a bagno penale e tale è restato fino al 1988.
Negli anni la struttura ha subito delle modifiche, i quattro livelli dell’edificio, infatti, furono suddivisi a seconda della gravità delle pene, i prigionieri politici o assassini erano ospitati ai piani bassi, i quali erano umidi e angusti. Il piano più alto era occupato da condannati al minimo, nei sotterranei invece c’erano le celle di rigore.




Ed oggi?

L’undici luglio del corrente anno l’edificio è stato trasferito dallo Stato al Comune di Procida affinché si avvii un progetto di recupero e riqualificazione dell'intero complesso che sarà riutilizzato per attività culturali e turistico-ricettive. Tale passaggio avviene grazie ad un accordo tra l’Agenzia del Demanio, dal Comune e dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania, ai sensi dell'art. 5 comma 5 del decreto legislativo sul federalismo demaniale. Si tratta di una procedura speciale che prevede il passaggio di proprietà di beni di grande pregio storico-artistico dallo Stato agli Enti locali, a fronte di un progetto di recupero, valorizzazione e salvaguardia.



Il sito ufficiale del Comune di Procida attraverso un comunicato afferma …

“Il Comune di Procida si impegna, pertanto, ad attuare il programma di valorizzazione attraverso interventi di restauro e riqualificazione sui beni, che saranno realizzati anche grazie al coinvolgimento di capitali privati e finanziamenti pubblici.
La firma di domani è un esempio concreto – continua la nota del Comune - di come forme di partenariato pubblico-pubblico e pubblico-privato possano avviare processi virtuosi di rifunzionalizzazione e di messa a reddito di beni pubblici, incrementandone così il valore economico e sociale. Grazie infatti all'avvio di questi progetti di recupero, spazi spesso non utilizzati tornano ad essere contenitori di nuove attività e funzioni, pienamente fruibili dai cittadini. La valorizzazione dell'Ex Carcere Nuovo e Palazzo D'Avalos si inserisce in una strategia complessiva di riqualificazione e riconversione turistica di Procida che punta ad affiancare il tradizionale turismo nautico da diporto dell'isola con nuovi flussi di turismo culturale, enogastronomico, rurale e di eco-turismo.”

Ho visto poco tempo fa la struttura e devo dire che è enorme, imponente, si affaccia sul mare e la prima cosa che ho pensato, ignara del progetto in questione era il grado di fattibilità di progetti che avrebbe potuto offrire un luogo del genere. Si affaccia sul mare, ha grandi spazi interni, una cappellina e mi chiedo perché l’abbiano ridotta ad una tale fatiscenza.


Il sindaco asserisce
“I miei concittadini sanno che questa struttura è tornata ad essere di loro proprietà, ma tanti non la conoscono e neppure immaginano le straordinarie potenzialità in termini di sviluppo che Terra Murata può regalare all’isola. Credo che soltanto guardando con i propri occhi ci si possa rendere conto dello straordinario risultato portato a casa con l’acquisizione al patrimonio comunale. In cantiere, poi, ci sono anche visite guidate per i turisti, per le quali è previsto un biglietto d’ingresso che servirà per i primi lavori di restyling dell’ex complesso carcerario. Il progetto, che è in fase di ultimazione, sarà presentato prossimamente alla stampa ed alla cittadinanza. Per Procida e la sua comunità è un evento eccezionale che apre nuove prospettive di crescita e sviluppo per la nostra isola. Un traguardo raggiunto dopo un lunghissimo lavoro per la valorizzazione del bene culturale e dell'intero territorio".


Io mi auguro che tutto questo possa accadere e che nella mia prossima visita in quei luoghi ci sia qualcosa di diverso, nel frattempo i locali della struttura sono chiusi e non ho visto cantieri.                             

Vi saluto e alla prossima …


Rosaria Uglietti

martedì 5 novembre 2013

Ben ritrovati

Un ben ritrovati a tutti coloro che passano di qui, è trascorso un po' di tempo dall'ultima volta in cui ci siamo ritrovati a parlare di psichiatria. Ci sono stati degli avvenimenti personali che mi hanno portato lontano dalla rete, in genere sono una persona riservata, tuttavia, ritengo che per il rispetto che ho nei confronti di chi di tanto in tanto mi abbia letto sia doveroso dire che il motivo di tale lontananza è stata la presenza di una nuova vita nel mio cammino. Ritorno qui con una consapevolezza ancora più grande di quanto sia importante ciò che svolgo nella mia vita e mi auguro che quando mia figlia diventi grande il mondo che ci circonda sia migliore e sopratutto che la psichiatria e l'utenza psichiatrica abbiano un volto più umano. Vi saluto con la speranza di ritrovarvi qui più numerosi e forti di prima. Un abbraccio


Rosaria Uglietti

sabato 21 luglio 2012

Il DDL Ciccioli, un grave saccheggio alla Legge Basaglia …


Oggi sono qui a parlarvi del DDL Ciccioli, approvato lo scorso maggio e che come saprete, propone una modifica alla legge Basaglia, legge mai del tutto applicata, la migliore in campo psichiatrico, quella che tutti ci invidiano e che si è avuto la brillante idea di modificare. Mi scuso con il lettore per i toni caldi con cui scrivo, ma chi mi conosce sa quanto io abbia sempre difeso la legge 180 e quanto creda che una sua vera applicazione potesse rendere dignità all’utente psichiatrico.



Riporto anzitutto qui di seguito il testo completo della legge e poi come il solito proverò a darvi il mio punto di vista.



Art. 1. (Principi generali).

1. Il Servizio sanitario nazionale SSN, garantisce la promozione e la tutela della salute mentale del cittadino, della famiglia e della collettività attraverso i Dipartimenti di salute mentale istituiti presso le Aziende sanitarie locali.

2. Ogni dipartimento di salute mentale assicura le attività di prevenzione, cura e riabilitazione delle persone affette da disturbi psichici di qualsiasi gravità, avendo come obiettivo la continuità degli interventi psichiatrici per l'intero ciclo di vita.



Art. 2. (Attività di prevenzione).

1. Il Servizio sanitario nazionale garantisce, mediante i dipartimenti di salute mentale, tutte le attività finalizzate alla prevenzione dei disturbi mentali in ambito scolastico, lavorativo e in ogni situazione socio-ambientale a rischio psicopatologico.

2. Le regioni e le province autonome adottano appositi protocolli per le attività di prevenzione, in collaborazione con esperti e con rappresentanti delle associazioni dei familiari delle persone affette da disturbi mentali, delle organizzazioni di volontariato e di altre associazioni no profit operanti nel settore.



Art. 3. (Attività di cura).

1. Le attività terapeutiche psichiatriche prevedono la centralità operativa del dipartimento di salute mentale che eroga prestazioni assistenziali e sanitarie in ambito ospedaliero, territoriale, residenziale e semiresidenziale. Nelle competenze del dipartimento di salute mentale, oltre ai servizi previsti per la tutela salute mentale, sono previsti anche servizi per la doppia diagnosi relativamente alle dipendenze patologiche.

2. Il dipartimento di salute mentale coordina le proprie attività per il trattamento della psicopatologia di persone caratterizzate da fragilità sociale di interesse sanitario con le attività svolte dagli altri servizi sociali e sanitari presenti sul territorio.

3. Alla persona affetta da disturbi mentali è garantita la libertà di scelta del medico, dell'operatore sanitario e del luogo di cura, compatibilmente con l'organizzazione sanitaria e con le strutture in grado di offrire un trattamento adeguato allo stato di salute psichica e fisica dell'interessato.

4. Le regioni e le province autonome assicurano, nell'area di emergenza e accettazione all'interno degli ospedali sedi dei servizi di psichiatria, la presenza di uno spazio, operativo ventiquattro ore su ventiquattro, per gli interventi urgenti, le emergenze e le osservazioni psichiatriche.

5. Le regioni e le province autonome istituiscono, inoltre, équipe mobili per le aree metropolitane, nonché per interventi urgenti, garantiti ventiquattro ore su ventiquattro, a livello territoriale e domiciliare. Le regioni e le province autonome istituiscono, altresì, in ogni azienda sanitaria locale, presso un dipartimento di salute mentale, almeno un centro di ascolto e di orientamento specialistico, finalizzato alla raccolta di richieste provenienti da pazienti, familiari, istituti e istituzioni e strutturato in modo da poter fornire adeguate e tempestive indicazioni per risolvere problematiche specifiche.

6. Il dipartimento di salute mentale è organizzato in modo da poter svolgere funzioni assistenziali in ambito ospedaliero, domiciliare, territoriale, residenziale e semiresidenziale. Il dipartimento di salute mentale presta assistenza al malato in fase di acuzie e garantisce la presa in carico successiva al ricovero o la consultazione attraverso un contratto terapeutico con il paziente o il suo rappresentante legale e, ove opportuno, con i familiari che convivono con il malato o che si occupano in modo continuativo dello stesso, fatta eccezione per le condizioni di accertamento e trattamento sanitario obbligatorio (ASO), e di trattamento sanitario obbligatorio di cui all'articolo 4.



Art. 4. (Gli interventi sanitari obbligatori e necessari).

1. Le procedure di intervento sanitario obbligatorio, accertamento sanitario obbligatorio (ASO) e trattamento sanitario obbligatorio, che assume la definizione di trattamento sanitario necessario (TSN), sono attivate quando la garanzia della tutela della salute è ritenuta prevalente sul diritto alla libertà individuale del cittadino.

2. L'accertamento sanitario obbligatorio è proposto sia da un medico del Servizio sanitario nazionale, sia da un medico del dipartimento di salute mentale per l'effettuazione di un'osservazione clinica. I dipartimenti di salute mentale devono prevedere strutture idonee, preferibilmente presso la sede del Dipartimento di emergenza e accettazione (DEA),per l'effettuazione di un'osservazione clinica che non superi le quarantotto ore di degenza, al termine delle quali sono segnalate al paziente e al medico curante le conclusioni cliniche riguardanti la successiva assistenza da erogare al paziente.

3. L'accertamento sanitario obbligatorio può essere proposto solo qualora:

a) il medico ritiene necessaria una valutazione diagnostica, prima di esprimersi sulla necessità di un trattamento psichiatrico;

b) il medico proponente non sia stato in grado di effettuare una seconda visita per la convalida prevista dalla normativa vigente, per il rifiuto attivo del paziente.

4. La proposta motivata di cui al comma 3 deve contenere anche indicazioni sul luogo più opportuno per l'esecuzione dell'ASO, con preferenza, nell'ambito del servizio territoriale, del centro di salute mentale (CSM), di un ambulatorio di medicina generale, ovvero del Pronto soccorso del presidio ospedaliero. In ogni caso l'ASO non può essere eseguito negli spazi di degenza del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (SPDC).

5. La proposta motivata di cui al comma 3 deve essere inoltrata al Sindaco del Comune dove si trova il paziente da sottoporre all'accertamento sanitario obbligatorio.

6. Il trattamento sanitario necessario per malattia mentale (TSN) ha la durata di quindici giorni e si applica con la procedura di cui all'articolo 35 della legge 23 dicembre 1978, n. 833. Il trattamento sanitario necessario può essere interrotto ove il paziente non presenti più le suddette condizioni. Qualora tali condizioni permangano, dopo i primi quindici giorni, il trattamento sanitario necessario può essere prolungato con proposta motivata del responsabile del servizio psichiatrico di diagnosi e cura (SPDC), presso il quale il paziente è stato ricoverato, al Sindaco e al Giudice tutelare. Il trattamento sanitario necessario può essere effettuato:

a) in condizione di degenza ospedaliera nei servizi psichiatrici di diagnosi e cura, ai sensi di quanto previsto dall'articolo 34 della legge 23 dicembre 1978, n. 833;

b) presso le strutture residenziali di riabilitazione delle aziende sanitarie locali;

c) presso il domicilio del paziente, qualora sussistano adeguate condizioni di sicurezza per lo stesso e per la sua famiglia e venga assicurata la somministrazione della terapia quotidiana o periodica.

7. Il trattamento sanitario necessario può essere effettuato quando:

a) esistano condizioni cliniche che richiedono un trattamento terapeutico urgente;

b) non vi sono diverse possibilità di trattamento, anche in relazione al contesto di vita del paziente e al suo livello di autonomia;

c) l'assenza di trattamento sanitario comporta comunque un serio rischio di aggravamento per la tutela della salute del malato, non essendo il paziente consapevole della malattia e rifiutando gli interventi terapeutici.

8. Il trattamento sanitario necessario deve essere preceduto dalla convalida della proposta, di cui al terzo comma dell'articolo 33 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, da parte di uno psichiatra del dipartimento di salute mentale. In attesa del provvedimento con il quale il sindaco dispone il trattamento sanitario necessario, il paziente, quando se ne ravvedono le condizioni di urgenza, può essere ricoverato presso la struttura del dipartimento di emergenza e accettazione destinata agli interventi urgenti e alle osservazioni psichiatriche ai sensi del comma 5. La proposta del trattamento sanitario necessario deve contenere le motivazioni che inducono all'intervento e la sede di attivazione delle stesse.

9. Il servizio psichiatrico di diagnosi e cura presente nelle aziende ospedaliere garantisce spazi adeguati ad accogliere pazienti in trattamento volontario e in trattamento sanitario obbligatorio. Esso assicura, inoltre, un'adeguata consulenza per i problemi di salute mentale dei pazienti ricoverati negli altri reparti dell'ospedale generale.



Art. 5. (Trattamento sanitario necessario extra ospedaliero).

1. Il trattamento sanitario necessario extra ospedaliero è attivabile nel caso in cui è possibile adottare tempestive ed idonee misure sanitarie extra ospedaliere.

2. È istituito il trattamento necessario extraospedaliero prolungato, senza consenso del paziente, finalizzato alla cura di pazienti che necessitano di trattamenti sanitari per tempi protratti in strutture diverse da quelle previste per i pazienti che versano in fase di acuzie, nonché ad avviare gli stessi pazienti a un percorso terapeutico-riabilitativo di tipo prolungato. Il trattamento necessario extraospedaliero prolungato ha la durata di sei mesi e può essere interrotto o prolungato. Comunque non può essere protratto continuativamente oltre i dodici mesi. Il trattamento necessario extraospedaliero prolungato è un progetto terapeutico prolungato, formulato dallo psichiatra del dipartimento di salute mentale in forma scritta, nel quale sono motivate le scelte terapeutiche vincolate e non accettate dal paziente a causa della sua patologia. Il trattamento necessario extraospedaliero prolungato è disposto dal sindaco entro quarantotto ore dalla trasmissione del progetto da parte del dipartimento di salute mentale ed è approvato dal giudice tutelare. Il trattamento necessario extraospedaliero prolungato è finalizzato a vincolare il paziente al rispetto di alcuni principi terapeutici, quali l'accettazione delle cure e la permanenza nelle comunità accreditate o nelle residenze protette, per prevenire le ricadute derivanti dalla mancata adesione ai programmi terapeutico-riabilitativi. Nel corso del trattamento sono disposte azioni volte a ottenere il consenso del paziente al programma terapeutico e la sua collaborazione. Lo psichiatra responsabile del trattamento necessario extraospedaliero prolungato verifica periodicamente l'andamento del progetto e presenta al giudice tutelare, ogni qualvolta lo ritenga necessario e, comunque, almeno ogni tre mesi, un aggiornamento sull'andamento dello stesso. Il trattamento necessario extraospedaliero prolungato può prevedere esclusivamente le limitazioni della capacità o della libertà di agire del paziente espressamente specificate dal giudice tutelare in sede di approvazione del progetto del medesimo trattamento. In caso di gravi o protratte violazioni del progetto da parte del paziente, lo psichiatra responsabile del trattamento necessario extraospedaliero prolungato è ne dà comunicazione al giudice tutelare, il quale, su proposta dello stesso psichiatra, provvede alle modifiche necessarie o alla sospensione del trattamento necessario extraospedaliero prolungato. Il giudice tutelare nomina un amministratore di sostegno per la persona sottoposta al trattamento necessario extraospedaliero prolungato.

3. Qualora, anche successivamente all'inizio del trattamento necessario extraospedaliero prolungato, il paziente presti il proprio consenso all'effettuazione o alla prosecuzione del trattamento medesimo, si può ricorrere a un contratto terapeutico vincolante per il proseguimento delle cure, che preveda il mantenimento degli accordi intercorsi tra il paziente, i suoi familiari e lo psichiatra responsabile del trattamento. Il contratto terapeutico vincolante può sostituire il trattamento necessario extraospedaliero prolungato, dopo che ne sia stata data comunicazione al sindaco e al giudice tutelare, che può revocare la nomina dell'amministratore di sostegno. Il dipartimento di salute mentale è responsabile della corretta erogazione delle terapie previste dal contratto terapeutico vincolante e dell'adesione allo stesso da parte sia delle persone preposte alla cura sia del paziente.

4. Nei casi in cui il paziente, dopo aver sottoscritto il contratto terapeutico vincolante, rifiuti ugualmente le terapie ivi previste, lo psichiatra responsabile del trattamento ne dà comunicazione al sindaco e al giudice tutelare, proponendo, se lo ritenga necessario, l'attivazione o la ripresa del trattamento necessario extraospedaliero prolungato.

5. Allo scopo di un'uniforme applicazione su tutto il territorio nazionale, il Ministero della salute, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, provvede ad elaborare delle linee guida per l'attuazione degli interventi sanitari necessari di cui ai presenti articoli 4 e 5.



Art. 6. (Attività di riabilitazione).



1. Il dipartimento di salute mentale assicura le attività riabilitative psico-sociali attraverso le seguenti strutture:

a) strutture ambulatoriali, anche con interventi domiciliari;

b) strutture residenziali, quali presidi di cura e riabilitazione intensiva o estensiva, a ciclo diurno o continuativo, e residenze sanitarie assistite;

c) strutture residenziali o semiresidenziali di natura socio-assistenziale.

2. Il dipartimento di salute mentale attua il reinserimento del paziente nel contesto familiare o abituale ovvero il suo inserimento in strutture residenziali e semiresidenziali socio-sanitarie con progetti personalizzati, verificati periodicamente dallo psichiatra cui compete la presa in carico del paziente. Le attività di riabilitazione garantiscono la qualità delle attività svolte, fino all'inserimento lavorativo in attività ordinaria, nelle cooperative di inserimento lavorativo di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 8 novembre 1991, n. 381, o nei programmi regionali di inserimento lavorativo di cui all'articolo 14 della legge 12 marzo 1999, n. 68, in organico collegamento e in continuità terapeutica con il dipartimento di salute mentale e con gli eventuali centri terapeutico-riabilitativi accreditati cui è stato affidato il paziente.

3. Le procedure di accreditamento delle strutture residenziali private devono prevedere la definizione della tipologia strutturale tra le seguenti: comunità terapeutica, residenza protetta, casa alloggio o centro diurno. Tali procedure devono altresì assicurare le risorse umane necessarie e prevedere le attività che possono essere svolte nelle strutture medesime e i sistemi impiegati per il controllo della qualità.



Art. 7. (Rapporti tra DSM e le università).

1. Nell'ambito delle convenzioni stipulate tra le regioni e le università, previste dall'articolo 6 del decreto legislativo 512/92 e successive modificazioni, le cliniche psichiatriche universitarie sono tenute:

a) allo svolgimento di attività assistenziale sanitaria sovrazonale, attraverso un'adeguata dotazione di posti letto e l'attivazione di centri di riferimento per la diagnosi e la terapia dei disturbi mentali e per l'effettuazione di specifici interventi psicoterapeutici e riabilitativi;

b) ad assumere la responsabilità della tutela della salute mentale in un'area territoriale definita, di norma attraverso la gestione di un dipartimento di salute mentale, a seguito di convenzione tra l'azienda universitaria e l'azienda sanitaria locale di competenza.



Art. 8. (Obbligo del medico psichiatra del servizio pubblico di recarsi al domicilio del paziente).

1. Al fine di prevenire l'aggravarsi delle condizioni cliniche in caso di esordio della psicopatologia segnalato dai familiari o conviventi o di assicurare la continuità assistenziale, il dipartimento di salute mentale assicura la visita a domicilio del paziente il prima possibile e, comunque, entro cinque giorni dalla segnalazione o dall'appuntamento fissato nell'ambito del progetto terapeutico, al quale il paziente, senza giustificato motivo, non si sia presentato. In caso di omissione, il direttore del dipartimento di salute mentale deve fornire, per iscritto, alla direzione sanitaria dell'azienda da cui dipende adeguate giustificazioni, al fine di non incorrere in sanzioni disciplinari.



Art. 9. (Obblighi di informazione nei confronti dei familiari).

Accertamenti Sanitari 1. Lo psichiatra del dipartimento di salute mentale è tenuto a informare sullo stato di salute mentale del paziente e sulle cure necessarie il coniuge, i genitori, i fratelli, i figli maggiori di età o i parenti conviventi o, previa autorizzazione del giudice tutelare, gli eventuali conviventi stabili che si prendono cura abitualmente del paziente.



Art. 10. (Disposizioni per garantire l'incolumità dei familiari).

1. Nei casi in cui la convivenza con la persona affetta da disturbi mentali comporta rischi per l'incolumità fisica della persona stessa o dei suoi familiari, il dipartimento di salute mentale, in collaborazione con i servizi sociali del comune di residenza del malato, trova una soluzione residenziale idonea alle esigenze della persona nell'ambito degli alloggi di edilizia residenziale pubblica.



Art. 11. (Adempimenti delle regioni).

1. Le regioni e le province autonome, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, individuano le strutture residenziali di riabilitazione intensiva presso cui sia possibile disporre il trattamento sanitario necessario, garantendo almeno un posto per 20 mila abitanti.

2. Se le regioni e le province autonome, dopo due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, non hanno dato attuazione alle disposizioni di cui alla legge medesima, il Governo, dopo averle diffidate ad adempiere, nomina un commissario ad acta che provvede ad adottare le misure necessarie per garantire l'attuazione della legge.



Art. 12. (Copertura finanziaria).

1. Per la realizzazione delle finalità di cui alla presente legge, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, in attuazione dell'articolo 1, comma 34, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, vincola, per un importo pari a 300 milioni di euro annui, una quota del Fondo sanitario nazionale, su proposta del Ministro della salute, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
Prendo in considerazione, prima di commentare il DDL Ciccioli, le parole di quest’ultimo con riferimento alla legge Basaglia tuttora in vigore. Egli ritiene che dall’approvazione di tale legge a oggi siano emersi molti problemi per l’utenza psichiatrica e per i familiari di questi, tralasciando di dire che in realtà tali problematiche non derivino dalla legge Basaglia, ma dalla sua mancata applicazione. 
Tali affermazioni, a mio avviso, da se potrebbero già evidenziare la poca conoscenza del relatore in materia. Associo a esse le considerazioni del sottosegretario Adelfio Elio Cardinale, il quale con riferimento al decreto asserisce che ci sarebbe un accordo con le regioni, trascurando di dire che già la legge Basaglia affidava alla territorialità il compito di prendersi carico e dell’utenza psichiatrica e della loro famiglia.  Aggiungo che la medesima territorialità e competenza regionale sono state inoltre, previste dal Progetto Obiettivo, del lontano 1994, per cui l’attuale DDL Ciccioli, non solo non avrebbe ragione d’essere, ma che porti, inserendo negli articoli 4 e 5 la differenza tra T. S. O., acronimo di Trattamento Sanitario Obbligatorio, che è tramutato in T. S. N., Trattamento Sanitario Necessario e inserendo l’A.S-O., Accertamento Sanitario Obbligatorio, un’inutile facezia lessicale che altro non fa che regredire la stessa Legge 180. Ricordo al lettore, con riferimento al T.S.O e al DDL Ciccioli che i direttori dei D.S.M., Dipartimenti Salute Mentale della regione Emilia Romagna ritengono che tale decreto sia una regressione in materia, per cui persone più competenti di me, alle quali sento di dare il mio appoggio affermano che questo sia un ritorno alla stigmatizzazione dell’utente psichiatrico. La medesima considerazione in merito, inoltre, è stata presentata in una lettera al Presidente del Consiglio Monti dalla Dottoressa Trincas, Presidente dell’Unasam, Unione Nazionale delle Associazioni per la salute mentale, ritenendo tale decreto una vergogna per il nostro paese.

A proposito dello specifico DDL posso affermare quanto segue:
I primi 3 articoli pongono l’accento sulla centralità territoriale dei Dipartimenti di Salute Mentale, ribadisco che tale territorialità la possiamo ritrovare nella già più volte citata legge 180, all’articolo 7 Trasferimento alle regioni delle funzioni in materia di assistenza ospedaliera psichiatrica. Gli articoli 4 e 5, come citato in precedenza, riguardano il Trattamento Sanitario Obbligatorio, il quale non solo ha una nuova dicitura, ma è prolungato in termini di tempo. Questi inoltre, erano ampiamente considerati nella legge Basaglia, la quale riguarda appunto gli Accertamenti e i Trattamenti sanitari volontari e obbligatori. La riabilitazione, infine, è destinata non solo alle strutture sanitarie, ma anche a pseudo strutture private, le quali, lungi da me volerle offendere, ma di sicuro non hanno la medesima competenza di una struttura pubblica, soprattutto e di questo sono stata testimone oculare, posso garantire che il più delle volte gli utenti psichiatrici sono considerati solo dei soldi che camminano. La riabilitazione psichiatrica è ben pagata dalle regioni, sebbene spesso i fondi tardino ad arrivare, le strutture private per di più, sono costituite il più delle volte da sedicenti cooperative sociali, le quali non hanno alcuna considerazione di quelli che possono essere i bisogni degli utenti. Mi rendo conto che le mie affermazioni possano risultare al lettore un po’ forti, ma sono il risultato di un’osservazione del decreto e di osservazioni quotidiane del mondo della psichiatria. Chi un po’ mi conosce sa che io spesso mi sono occupata di psichiatria, di legge Basaglia e di tutto ciò che ruota intorno a questo mondo.
Oggi mi trovo a lavorare in O.P.G., Ospedale Psichiatrico Giudiziario, altro mondo tutto da scoprire, fatto di tante contraddizioni e anche qui il malato spesso è considerato uno strumento economico. Ci sono di sicuro persone che credono in quel che fanno, sarei ipocrita a dire il contrario, io stessa lavorandoci ho realizzato un sogno, tuttavia, posso, assicurare che troppo spesso gli internati sono ritenuti degli oggetti, eccetto quando si ha la necessità di porre su di se l’attenzione dei media, della cittadinanza in vista delle elezioni o in ogni caso per un proprio tornaconto personale. Io ritengo che la psichiatria e la malattia mentale costituiscano un gran bagaglio di lustro per i vari mal fattori di turno che pur di brillare di luce riflessa fingono di interessarsi di un mondo troppo spesso lasciato nel dimenticatoio, salvo tirarlo fuori dal cilindro di tanto in tanto quando si ha l’esigenza di distrarre il pubblico da problematiche più complesse. Ricordo i volti di colleghi e non quando lo scorso novembre le telecamere di Rai uno han varcato le porte dell’O.P.G., quanti di coloro che fino a pochi istanti prima camminavano tra i cortili incuranti delle voci che arrivavano dalle sbarre, hanno in seguito sorriso a quelle stesse voci poiché esposti ai riflettori di una luce abbagliante quale può essere quella della notorietà. Mi chiedo cosa penserebbe Franco Basaglia se potesse assistere allo scempio che vediamo nel quotidiano, cosa proverebbe nel vedere la sua legge bistrattata e mai posta in essere. Sono sicura che proverebbe tanto dolore nel comprendere che ancora oggi a distanza di anni il malato mentale costituisce il giocattolo di molti, lo stigma dei ben pensanti e il sogno di pochi di noi. Vi saluto con l’amarezza nel cuore, riportandovi, come spesso accade, le parole di questo grande uomo …
“Se la malattia mentale è, alla sua stessa origine, perdita dell'individualità, della libertà, nel manicomio il malato non trova altro che il luogo, dove sarà definitivamente perduto, reso oggetto della malattia e del ritmo dell'internamento.”
Alla prossima
Rosaria Uglietti


domenica 17 giugno 2012

Luce riflessa ...


In quest’ultimo periodo sono stata lontana dalla rete per una serie di circostanze personali, ritorno e mi rendo conto che nulla è cambiato, anzi il mondo peggiora e noi non ce ne rendiamo conto. Siamo troppo presi dalle nostre problematiche, troppo coinvolti in questioni personali, per renderci conto di quello che ci accade intorno. Faccio ammenda e richiamo in primis me stessa.  Mi rendo conto, tutte le volte che leggo alcuni articoli, che l’ipocrisia ci circonda in maniera nauseante. Ho appena letto un articolo che riguarda un internato dell’O.P.G. di Aversa, una persona che conosco benissimo, poiché l’incontro tutti i giorni. Michele, la persona di cui parlo, è realmente un anziano signore di 84 anni; la prima volta che lo vidi, beh anch’io mi chiesi cosa ci facesse ancora rinchiuso, essendo egli anziano, avendo un’andatura lenta e di sicuro non potendo essere considerato, a un occhio poco attento, una persona pericolosa. Beh io, a suo tempo, ho chiesto informazioni giudiziarie in merito e posso dire che la legge italiana è del tutto aberrante in alcuni casi, se purtroppo esiste una condanna, questa non fa riferimento a quanto una persona possa invecchiare, a quanto questa possa nel tempo diventare una figura quasi inerme. Michele fa tenerezza, tuttavia non è rinchiuso in cella, poiché è detenuto nel reparto 9, unico completamente assorbito dall’Asl. E’ spesso in cortile ed io ci colloquio nel quotidiano. Io non sono qui a difendere l’O.P.G. di Aversa, di cui è risaputo, esser il luogo in cui lavoro, bensì a rilevare quanto, ancora una volta si colga l’occasione di utilizzare delle storie che toccano il cuore per brillare di luce riflessa. Michele certo fa tenerezza, beh ma io mi chiedo allora se queste persone fanno tenerezza, se proviamo empatia nei loro confronti, per quale motivo, la politica italiana continua a regredire in materia di sanità mentale? Per quale motivo non si pongono in essere tutti gli strumenti a nostra disposizione per far si che il malato di mente possa vivere dignitosamente? Sono state apportate delle modifiche alla legge Basaglia, l'unica che aveva l’intento di restituire dignità al malato di mente e che non solo non è stata mai applicata, ma addirittura si modifica nelle sue parti essenziali per continuare a toglier dignità all’essere umano. Tutto ciò fa male a chi fa della salute mentale una ragione di vita e non un mero lavoro su cui lucrare. Lungi da me incorrere in un buonismo del tutto fuori luogo, vorrei semplicemente che si avesse l’obiettività di riconoscere quante contraddizioni e ipocrisie circondano, ancora oggi tale materia. Non sta a me giudicare il corso della giustizia, è giusto che un individuo che abbia commesso un reato subisca la giusta punizione, tuttavia mi chiedo perché non si considerano anche i diritti umani. I reati son tali e come giusto che sia devono essere puniti e di certo alcuni reati violenti fanno ribrezzo in primo luogo a me. Io, mi chiedo, comunque, perché si facciano delle valutazioni approssimative, perché non si da uno sguardo alla condizione mentale del reo e soprattutto perché molti eventi non si prevengano. Il lettore potrebbe pensare che queste mie parole siano dettate dall’esser coinvolta nell’argomento e non lo nego, ma voglio ricordare che una giusta prevenzione e considerazione della salute psicofisica dell’individuo potrebbe evitare molte circostanze ed eventi nefasti. Si parla sempre di chiusura degli O.P.G., si parla delle condizioni aberranti in cui vivono gli internati e i detenuti, ma non sento in alcuna situazione, l’intenzione di porre rimedio a tutto ciò. La voglia di porre in essere soluzioni soggettive che possano tenere in considerazione prima di tutto l’individuo, la sua patologia e soprattutto, ove possibile, l’inserimento nel tessuto sociale. E’ troppo facile additare il malato, è comodo rinchiuderlo e celarlo ai nostri occhi, per tirarlo fuori nei momenti opportuni affinché la cittadinanza si illuda di esser protetta. Protetta da cosa, questo ovviamente non è dato saperlo. Le nostre paure ci intrappoleranno sempre se non smetteremo di mettere la testa sotto la sabbia e non capiremo che la conoscenza è e sarà sempre l’unico strumento per vivere e far vivere meglio il mondo. Io vi saluto con l’amaro in bocca di chi nel quotidiano osserva e si rende conto che si potrebbe fare tanto e lo si evita per evidenziarlo nei momenti di tornaconto personale di molti. Alla prossima …

 Rosaria Uglietti

martedì 1 maggio 2012

Da una conversazione virtuale

Ieri ho avuto la fortuna di interagire con una lettrice della mia pagina di facebook, è sempre un piacere per me farlo, costituisce lo sprono per migliorare me stessa e la visione che hanno gli altri della mia professione. Le sue parole mi hanno rincuorato, una persona che ha avuto il coraggio di incontrare il proprio dolore. Io ne parlo spesso di quest’argomento e della nostra capacità di accettarlo e di incontrarlo, ne faccio il perno principale di tutti i miei incontri. Le persone hanno paura di soffrire, del proprio dolore e di ciò che sentono dentro, in questo modo non fanno altro che acuirlo e sedimentarlo dentro se. Tutte le volte che noi scappiamo davanti alla sofferenza, la rendiamo più forte, ma in quel momento non ce ne rendiamo conto, perché il dolore è cosi grande che ci blocca e ci rende inermi. Cresciamo sentendoci dire di dover essere forti, ma esser tali non vuol dire negare la propria emotività, le proprie tristezze o ancor peggio i propri dolori, esser forti vuol dire, a mio avviso, riuscire a vivere con la consapevolezza che nella vita non possiamo gestire gli eventi, o prevenire le sofferenze, ma possiamo imparare ad attraversarle e a renderle una parte del nostro cammino. Imparando ciò, capiremo che siamo in grado di affrontare la vita con uno strumento in più e con una consapevolezza tale da rendere meno faticoso il nostro percorso di vita. Molte volte, al versante opposto, sento dire che bisogna sempre ridere, anche in questo caso non condivido tale visione, perché ridere quando si è tristi, ancora una volta vuol dire fuggire e anche in quel caso si rende la sofferenza più forte, perché non è esperita in tutta sua pienezza. Credo che l’unica cosa davvero saggia che potremmo fare è accettare la nostra umanità, imparare a non allontanare i dolori o le emozioni che ci recano disagio e soprattutto spogliarci delle nostre corazze, quelle servono solo a imprigionare il nostro animo. Buona giornata a tutti, alla prossima ...


Rosaria Uglietti