domenica 25 settembre 2011

DPCM, utenza psichiatrica e vita di tutti i giorni…


L’argomento di cui  tratterò di seguito riguarda  il DPCM,decreto del presidente del consiglio, del 1 aprile 2008  in cui si  legifera  il passaggio di competenze dal Ministero di Grazia e Giustizia a quello della Sanità in materia di OPG.   Di tale decreto avevo fatto cenno nel passato articolo riguardante gli OPG,  limitandomi ad affermare che questo  implica il trasferimento delle competenze sanitarie, dei rapporti di lavoro, delle risorse e delle attrezzature e dei beni strumentali dalla Sanità Penitenziaria al Servizio Sanitario nazionale. Lasciando al DAP, Dipartimento Amministrazione Penitenziaria e alla Magistratura la competenza di sicurezza.

Inizio, come sempre, riportandovi il DPCM per intero per  dare la possibilità al lettore di comprendere meglio l’argomento e successivamente andrò ad argomentare, ahimè ancora una volta la sua mancata applicazione o  estensione all’intero territorio nazionale.

IL DPCM del 1 aprile 2008 presente sulla Gazetta Ufficiale n. 126 del 30 maggio 2008 ed  entrato in vigore il 14 giugno 2008, sancisce  il passaggio della funzione sanitaria in tutti gli Istituti penitenziari adulti e minori e OPG dal Ministero della Giustizia a quello della Salute.

Esso,  tuttavia, come dicevo,  lascia  la competenza di sicurezza al Ministero di Grazia e Giustizia e al Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria.


Cosa implica tale passaggio?





Il  trasferimento della competenza sanitaria al Ministero della Salute implica che gli interventi clinico riabilitativi passino nelle mani del Sistema Sanitario Nazionale, sottolineando ancora una volta, che l’ambito territoriale costituisce la sede privilegiata per affrontare i problemi della salute, della cura e della riabilitazione delle persone con disturbi mentali. Ciò, come ricorderete, è auspicato già nella Legge 180, recepita nella legge n. 833 del 12 dicembre 1978 e nel Progetto Obiettivo del 1994. L’articolo 1 della legge 180 infatti dispone:

“Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori a carico dello Stato o di enti  o istituzioni pubbliche sono attuati dai presidi  sanitari pubblici territoriali e ove necessiti la degenza, nelle strutture ospedaliere pubbliche o convenzionate.”

Il Progetto Obiettivo, come ricorderete, sottolinea:

“ La necessità di realizzare in ogni Regione un programma di azione integrate per la tutela della salute mentale che abbia al centro degli interventi i bisogni del paziente e che operi in stretta connessione con gli altri soggetti della Comunità sociale e  territoriale, pubblici e privati per il raggiungimento dell’obiettivo comune della prevenzione, della cura e della riabilitazione, fino al completo reinserimento nel luogo di lavoro della persona con disturbi mentali. “

 L’importanza attribuita alla territorialità, come potrete osservare, è riferita alla possibilità che questa ha di creare sinergia, non solo tra i diversi Servizi Sanitari, ma anche tra questi ultimi e i Servizi Sociali, nonché tra le Istituzioni e la comunità; tutto ciò in chiave di reinserimento sociale del soggetto, reinserimento che fa capo all’articolo 27 della nostra Costituzione, il quale afferma:

“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”

La territorialità del decreto sottolinea inoltre, la differenza con la quale questo è applicato nella nazione , infatti, mentre i Direttori Sanitari degli OPG di Aversa, Napoli, Montelupo e Reggio Emilia, al pari di altri operatori  della medicina penitenziaria, sono stati trasferiti alle ASL competenti, per cui non più dipendenti del DAP, Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, quelli dell’OPG di Barcellona Pozzo di Gotto ne son  rimasti esclusi, essendo la Sicilia una Regione a Statuto Speciale . Tali strutture han visto la nomina di nuovi Direttori Amministrativi, la cui conseguenza si è riversata ancora una volta sugli utenti, dal momento in cui sono questi stessi Direttori a detenere la conduzione reale degli OPG, anche di quelle aree che dovrebbero essere di stretta competenza sanitaria, quali le aree tratta mentali. Ciò significa che nella sostanza non vi è stato alcun cambiamento cospicuo. L’OPG di Castiglione, differentemente dagli altri, è già completamente recepito  dal Sistema Sanitario dalla Regione Lombardia, ivi comprese tutte le figure sanitarie di riferimento. La funzione Sanitaria e quella di Sicurezza, in quest’ultimo sono rimaste sotto un’unica direzione, la stessa direzione di prima, gestendo in maniera univoca e senza suddivisione di poteri i progetti  per  la cura, la riabilitazione, l’uscita e la dimissione dei pazienti.


Quali sono le conseguenze del decreto sull’utenza psichiatrica?

Le persistenti  difficoltà e le risorse finanziarie insufficienti ed inferiori a tutti gli altri paesi europei, sono   le conseguenze più eclatanti connesse  al DPCM. La finanziaria cui esso è legata, infatti, nonostante abbia previsto risorse economiche aggiuntive a quelle che in precedenza fossero destinate al Ministero di Grazie e Giustizia, risulta essere ancora insufficiente, affinché possa dirsi che ci sia stato un miglioramento dell’assistenza negli Istituti Penitenziari e negli OPG. I Dipartimenti di Salute Mentale non riescono quindi a  farsi carico anche dei pazienti del circuito penitenziario senza incorrere in ritardi e inadempienze.

Una testimonianza oculare che posso portarvi dall’ OPG di Aversa è la carenza appunto di questi finanziamenti i quali rendono vani o quanto meno riducono lo sforzo della struttura di poter rendere più vivibile la vita agli utenti.  C’è stato un ricambio ai vertici della sicurezza  in seguito alla Commissione d’Inchiesta effettuata sul Sistema Sanitario Nazionale  per le condizioni degli OPG  in Italia, da parte del Senato della Repubblica. Posso dirvi tuttavia, che sebbene questo sia più rivolto all’educazione che alla sicurezza  intesa in senso stretto, le carenti risorse impediscono agli utenti di poter trarre il giusto beneficio. Allo stesso modo la Comunità, nonostante siano trascorsi anni dalla Legge Basaglia e da tutto ciò che concerne l’utenza psichiatrica, non è ancora pronta ad interagire con questa. Ho più volte riportato la mia testimonianza quotidiana delle interazioni della gente comune con gli utenti dell’OPG di Aversa o in generale con l’utenza psichiatrica e vi posso dire che questa è ancora considerata uno scarto della società.


Sguardi increduli e cinicamente ironici al loro passare la fanno da padrone, ragazzini poco predisposti che deridono,  tutto questo è disarmante, ma allo stesso tempo costituisce quella spinta che mi fa andare avanti nel lavoro. Tutti i giorni al mio arrivo in OPG provo a strappare sorrisi, a volte ci riesco a volte no, ma questo è il bello e la sfida di questo lavoro. Un solo sorriso mi rende felice e mi auguro sempre che questo piccolo seme possa un giorno essere una grande pianta, che l’utenza psichiatrica in generale e quella che in futuro non dovrà più risiedere in OPG, ma in strutture più civili, possa avere la dignità che ogni vita merita. Vi saluto con le parole di un grande individuo che trenta anni fa ha semplicemente portato alla luce la verità:

“La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla ... Franco Basaglia”



Alla prossima

Rosaria Uglietti


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