mercoledì 30 marzo 2016

Sei a dieta? Cosa non dire a chi segue un percorso alimentare dimagrante ...

La primavera è arrivata e con le giornate che si allungano e che ben presto ci stimoleranno a vestirci sempre meno ecco che scatta in noi la voglia di essere in forma. Bisogna premettere anzitutto che ognuno ha un proprio corpo e non esistono misure standard da raggiungere. E’ inoltre necessario dire che la corsa al cosiddetto fisico da spiaggia è quanto di peggiore potremmo fare, niente potrebbe mettere il corpo e la mente sotto stress come la certezza di dover perdere peso. 
Ne ho parlato qui.https://strafelici.wordpress.com/2016/02/18/fame-emotiva-e-blocco-metabolico-due-facce-della-stessa-medaglia/
Detto questo, qualora qualche vostro amico o parente decida in ogni caso di adottare un regime ipocalorico o lo segue da un po', noi che gli stiamo intorno dobbiamo stare attenti a come ci rapportiamo ad essi. Il più delle volte, spinti da buoni propositi e dall'affetto che proviamo per costoro, ci spingiamo oltre e utilizziamo atteggiamenti e linguaggi non richiesti. Di seguito mostro alcuni esempi.
Come stai bene!!!!
La frase tipica di incoraggiamento che diciamo in maniera innocua ad un nostro caro che sta perdendo peso e sebbene potrebbe stupirvi, una frase del genere potrebbe sortire effetti differenti. Alcune persone che per patologie o altro necessitano di dover perdere molto peso, ogni giorno combattono con se stesse e con il timore di mollare tutto. Dire ad una di esse che sta bene potrebbe avallare l'idea di lasciar perdere il proprio obiettivo prima del tempo con conseguenze deleterie sulla salute. Non avere un peso eccessivo il più delle volte è una necessità e non soltanto una questione estetica per salvaguardare i nostri organi interni, in primis il cuore e le nostre articolazioni, nonché la colonna vertebrale.

Non mi dire che sei a dieta?
Questa è la frase che in genere utilizziamo nei confronti dei nostri cari i quali stanno seguendo un percorso e che ai nostri occhi invece stanno solo perdendo tempo. Tutti noi abbiamo un'immagine che spesso non corrisponde alla realtà, non possiamo sapere quali siano le reali motivazioni che inducono gli altri a perder peso, per cui, a meno che non si tratti di un evidente problema di altra natura, la cosa migliore sarebbe tenersi per se le proprie idee e qualora si fosse  in presenza di un evidente disturbo alimentare, di sicuro non è questo l'atteggiamento da avere.

Vuoi sapere come ho fatto io?
Spinti dall'entusiasmo che il nostro caro abbia deciso di mettersi a dieta ecco che iniziamo a dare tutta una serie di consigli su come abbiamo fatto noi e su quanto sia stato facile. Nessuno ce lo ha chiesto e quindi niente risulta di più fastidioso che un consiglio non richiesto.
Ti rimetterai in riga domani!
Consigliare a qualcuno di fare uno strappo alla propria dieta non è solo poco educato ma può essere nocivo, la persona potrebbe non solo cedere come nel caso di cui sopra, ma potrebbe anche non riuscire più ad essere fermo nei propri propositi.
Ecco queste sono solo alcune delle frasi da non dire a chi sta seguendo un regime alimentare dietetico, tuttavia, ciò che dovremmo fare in genere, nella vita di tutti i giorni e non solo nel caso in cui un nostro amico sia a dieta, è quella di pensare cosa si possa provare a sentirsi dire alcune frasi. Se tutti noi prima di proferire parola pensassimo allo stato d'animo altrui, sicuramente ci sarebbero persone più felici e meno stressate. Vi saluto e alla prossima … 

martedì 22 marzo 2016

Mi racconti la favola? Un momento magico tra genitori e figli ...


Le favole da sempre hanno rivestito un ruolo fondamentale nella vita dei bambini. Chi non ricorda le sere trascorse a sentire la propria mamma oppure il proprio papà che legge o inventa una favola?




Qual è l'importanza di questo momento?

Le favole aiutano i bambini a gestire le proprie emozioni, tramite queste, infatti, i nostri piccoli imparano a comprendere meglio ciò che provano e soprattutto, immedesimandosi nei personaggi e nelle loro vicende, imparano a non sentirsi sopraffatti da ciò che provano. Un altro elemento fondamentale delle favole è il momento magico e la condivisione che i nostri piccoli esperiscono con i genitori, questi sono istanti importanti per la crescita, attimi speciali e unici che i nostri bimbi non dimenticheranno. Attraverso questi il bambino acquisisce più sicurezza in se stesso, perché sente, di essere importante per i propri genitori e perché, sa che i suoi genitori ci sono per lui. Questi momenti quindi aiutano la crescita dei nostri piccoli perché gli insegnano a esperire le emozioni e al contempo ad acquisire fiducia in se stessi. La gestione delle emozioni inoltre, aiuta i bambini a cavarsela anche da adulti, alimentando l’intelligenza emotiva e quindi la capacità di attraversare le situazioni più complesse del crescere, senza che queste siano affannose. Altri elementi di spicco nell’ascolto delle favole sono lo sviluppo della fantasia e la capacità di osservare la realtà da più punti di vista, tali esperienze permettono al bambino di saper stare da solo, di utilizzare la fantasia nei giochi e di saper giocare da solo, annullando la frustrazione che potrebbe avvertire quando è ammalato e quindi gli amichetti non possono giocare con lui. Le favole rilassano i bambini e conciliano il sonno, difatti, queste da sempre sono utilizzate dagli adulti prima di accompagnare i propri piccoli a nanna. I genitori che lavorano possono usare le favole come momento speciale per dire ai propri figli quanto questi siano importanti e soprattutto per dare loro un punto di riferimento nella giornata. I più piccoli, in particolar modo, che hanno bisogno di routine e di costanza attraverso questi momenti possono meglio adattarsi all’assenza dei genitori, i più grandi possono rifocillare la propria autostima e nell’insieme si può dare un’infanzia indimenticabile ai propri piccoli. Molte volte ci chiediamo cosa regalare ai nostri figli per il compleanno, quale gioco possa stupirli, i bambini, di tutte le età richiedono la nostra presenza che non è fatta di un numero specifico di ore, ma di momenti speciali e specifici che li accompagnino nel loro cammino.  Io vi saluto e buone favole a tutti. Alla prossima. 

domenica 14 febbraio 2016

Fame emotiva e blocco metabolico, due facce della stessa medaglia ...

Mangio sano e non dimagrisco! Quante persone si rivedranno in quest’affermazione. Chiediamoci il perché
Il sovrappeso è spesso l’effetto di un disagio interiore dovuto alla necessità di affrontare lo stress della vita.
Negli ultimi tempi, infatti, è stato dimostrato che l’ipotalamo, la ghiandola responsabile del nostro peso, tende a incamerare grasso di difesa nei confronti di stati d’animo negativi, questi possono essere l’ansia, la rabbia, la depressione, la delusione, i lutti e soprattutto la paura.
Che cosa accade in questi frangenti? L’ipotalamo entra in allarme determinando un aumento del peso e un consequenziale blocco metabolico. Quali possono essere i rimedi?
Il primo rimedio sicuramente è NON METTERSI A DIETA! Si avete letto bene, lo stress legato alla consapevolezza di dover perdere peso non farebbe altro che bloccare ulteriormente l’ipotalamo.
La conseguenza di ciò sarebbe un esponenziale aumento del peso e una conseguente fame emotiva che indurrebbe un circolo vizioso dal quale è difficile uscirne.
La seconda strada da intraprendere è quella di instaurare un buon rapporto con se stessi, questa strada è di sicuro la più lunga e tortuosa, bisogna incontrare i propri disagi e le proprie paure, attraversare le proprie stanze buie e interagire con esse, tuttavia, sono queste le possibili strade per riattivare il nostro equilibrio emotivo. Non è semplice ma sicuramente è ciò che dobbiamo fare, dobbiamo parlare con chi ci vive accanto dei nostri sentimenti e delle nostre paure e dobbiamo rivolgerci a un professionista che possa darci gli strumenti per iniziare questo viaggio dentro di noi. E’ complicato, sovente verrà voglia di abbandonare tutto, ma con il trascorrere del tempo si potrà comprendere che quegli aspetti di noi che temiamo e quelle paure che si nascondono nel nostro animo possono diventare degli strumenti per vivere serenamente. Buon viaggio e alla prossima …


giovedì 11 febbraio 2016

mangiare bene per vivere meglio ... l'importanza di una sana alimentazione ...

Negli ultimi tempi si sente sempre più spesso parlare di sana alimentazione e di un buon stile di vita.
Cosa s’intende dire?
Per sana alimentazione facciamo riferimento a un piano alimentare in cui i cibi introdotti, oltre ad essere di buona qualità, non superano il nostro fabbisogno giornaliero di energia. Osserviamo sempre più spesso, sin dalla tenera età, persone in sovrappeso.
Perché accade questo?
Come dicevo in precedenza, evidentemente, nella nostra alimentazione commettiamo l'errore di eccedere nelle dosi. Tutto questo porta a un appesantimento nell'organismo che con il tempo si trasforma non solo in aumento di peso ma anche in uno stato emotivo depresso. Ciò non vuol dire che tutte le persone che sono in sovrappeso debbano essere necessariamente depresse, ma che esiste una stretta connessione tra una buona alimentazione, un giusto peso e un umore sereno. Un secondo elemento da tenere in considerazione è il nostro stato d'animo, spesso, dietro al desiderio di cibo si nasconde un malessere interiore. Dell'immagine corporea ne ho parlato qui
http://rosaria-uglietti.blogspot.it/2012/01/limmagine-corporea.html
Che cosa possiamo fare per stare bene?
Anzitutto bisogna conoscere il proprio corpo e il fabbisogno energetico di cui necessita e questo può dircelo esclusivamente un esame denominato impedenzometria attraverso cui lo specialista che lo esegue, in questo caso un nutrizionista oppure un dietologo, riesce a stabilire la quantità di energia e quindi di cibo di cui abbiamo bisogno. Avere una corretta alimentazione favorisce non solo il nostro umore ma anche le nostre capacità mentali, poiché esiste un livello ottimale di nutrienti che permette al nostro cervello di funzionare al meglio. Il secondo passo, nel caso in cui non si riesca ad avere un corretto equilibrio tra il cibo di cui necessitiamo e quello che introduciamo, dobbiamo rivolgerci a uno specialista del settore, in questo caso uno psicologo o uno psicoterapeuta che abbiano una formazione specifica sull'alimentazione e tutto ciò che la concerne. Capita, infatti, che dietro un cattivo equilibrio si nascondano problematiche di carattere emotivo, queste possono essere lo stress, gli stati d'ansia o ancora una cattiva percezione di se stessi. Una buona alimentazione e uno stato d'animo sereno sono quindi gli elementi per stare bene ... Alla prossima ...




domenica 17 gennaio 2016

Ridere di depressione ... Piccoli consigli per chi la vive e per chi gli è accanto ...

Siamo abituati a sentir parlare di depressione sempre in toni seri ed ossequiosi, acuendo ancora di più il velo di tristezza che permea questa patologia.
Della depressione ne ho  parlato qui:
http://rosaria-uglietti.blogspot.it/2011/09/la-depressione-e-i-suoi-perche.html
Oggi voglio dirvi cosa fare per incontrarla e superarla. Il primo passo da compiere di cui sono fermamente convinta e di cui tutte le patologie necessitano è la comunicazione, dire agli altri ciò che si prova. La condivisione è un punto fondamentale per tutte le patologie, sentirsi liberi di dire ciò che si prova, procura da se un momento di sollievo.
Il secondo passo è rivolgersi a un professionista del settore che dopo un’attenta anamnesi deciderà sul da farsi. Ricordiamo anzitutto, che la depressione non necessariamente abbisogna di farmaci, questi ultimi, prescritti con molta cautela, devono essere assunti solo in quei casi in cui non se ne può fare a meno, in tutti gli altri casi, un buon percorso psicoterapeutico costituisce l'arma migliore per uscire da questo stato. Ne ho parlato qui
http://rosaria-uglietti.blogspot.it/2011/10/le-cure-possibili-per-la-depressione.html
Cosa non fare? Le persone avvolte dalla depressione avvertono un gran senso di colpa che deriva dalla mancanza di forze nell'eseguire le cose, tanto meno la voglia di farle; avvertire questo sentimento è proprio ciò che non bisognerebbe fare, ma è difficile e in questo frangente importanti sono le persone che sono loro accanto. Queste ultime, in genere, seppur a fin di bene, hanno la tendenza ad incitare il depresso, ad invitarlo ad uscire, a dirgli che andrà tutto bene. Queste, in realtà, sono le uniche cose da non dire, infatti, esse non fanno altro che acuire il senso di inadeguatezza e di colpa che permea l'animo del depresso. Cosa fare allora? Importante per il depresso è sentirsi compreso, accolto e rispettato nel suo dolore e nella sua confusione, paradossalmente questo senso di avvolgimento è un grosso ausilio, ad esso ovviamente come detto in precedenza si deve accompagnare il supporto terapeutico, sia esso psicoterapico sia farmacologico, qualora la situazione lo richieda. Ci vuole molta pazienza per superare il senso di frustrazione che deriva dal sentirsi impotente nel vedere un proprio congiunto perdersi nei meandri della depressione e soprattutto se necessario chiedere un supporto esterno. Non ci sono pillole miracolose e non si guarisce da un giorno all'altro, il tempo e gli ausili terapeutici sono gli unici strumenti a disposizione, non è semplice ma si può superare. In bocca al lupo a tutti e buona vita ...

domenica 3 gennaio 2016

Sono grande ... Faccio da sola ... Piccoli consigli per bimbi sereni ...

Molte volte abbiamo sentito i nostri piccoli affermare di essere grandi e di voler fare le proprie cose da soli. La frase:- faccio da sola, è l'affermazione che i genitori non vorrebbero ascoltare in alcun modo, tuttavia, essa è l’indice del fatto che i nostri bambini stiano crescendo e chiedendo un po' d’indipendenza. Come comportarci?
La risposta a tale domanda è quella che i genitori, in particolare noi mamme, non vorremmo sentire. Lasciamoli fare! 

I bambini hanno bisogno di sperimentare, provare, sbagliare, solo in questo modo impareranno e soprattutto, solo lasciandoli sbagliare faremo in modo che da grandi siano delle persone più sicure e risolute. Lo so le mamme che staranno leggendo, penseranno:- Cosa faccio se si fa male? Chi riordinerà i disastri che combina? 

Lasciare che i figli imparino da soli, ovviamente, non vuol dire lasciarli in balia delle loro marachelle, vuol dire lasciargli lo spazio sufficiente affinché possano imparare senza farsi del male. Ci sono, tuttavia, dei piccoli accorgimenti che dobbiamo mettere in pratica, di seguito alcuni consigli.
La nostra casa deve essere arredata a misura di bambino, non ci dovrebbero essere angoli, spigoli, prese di corrente sprovviste di protezione, in tal modo il piccolo potrà essere libero di conoscere lo spazio che gli sta intorno senza che noi siamo sempre con l'ansia di un pericolo imminente.
Lasciare, quando è ancora piccolo che metta le mani nel piatto, la sperimentazione per i bambini è estremamente importante, è il loro modo di conoscere il mondo, a tal riguardo munirsi di tute che costino poco al fine di lasciargli saggiare e scegliere ciò che gli proponiamo.
Utilizzare dei piatti di plastica dura colorati, magari comprarne per tutta la famiglia, in modo che il bambino impari ad utilizzare le posate, impari a bere e a far da solo, senza sentirsi diverso e piccolo dal resto della famiglia. Quest'ultima opzione mi è sembrata la soluzione ideale anche personalmente, ho cercato qualcosa che rendesse indipendenti, ma senza pericoli e soprattutto che non facesse sentire diverso. Ho insegnato in questo modo l'autonomia e quindi a mangiare da sola e a conoscere i colori, ogni membro della famiglia, difatti, ha il suo bel piatto colorato in plastica dura. 
Lasciare che il piccolo giochi con le nostre creme, magari creandogli un piccolo beauty con i tubetti di crema finiti con i quali potrà sperimentare, fare come la mamma, ma allo stesso tempo non fare degli sprechi. Ciò può essere utile a insegnargli l'igiene personale come potrebbe essere l'uso dello spazzolino e del dentifricio.
Questi piccoli consigli e il nostro sguardo che li accompagna nella vita di tutti i giorni renderà i nostri figli più sicuri e placherà la nostra ansia. Buona crescita e alla prossima …




giovedì 26 novembre 2015

Le paure in gravidanza, tra sensi di colpa e voglia di amare ...

Siamo cresciute con il mito della gravidanza, ci hanno insegnato che la maternità sia la cosa migliore, poi all'improvviso quel momento arriva e ti rendi conto che non è come te lo avevano raccontato, che fare? Molte donne durante la gravidanza hanno affrontato disturbi dell'umore dovuti a paure, in alcuni casi gestibili, in altre no. 
Come comportarsi?
La cosa migliore è parlarne con chi ci sta vicino, il marito e la famiglia, mettere al corrente i nostri cari è il primo passo da affrontare. Importante è parlarne anche con il proprio ginecologo, alcuni farmaci, infatti, influiscono notevolmente sul nostro umore. Ci sono momenti in cui qualsiasi cosa ci spaventa, ci si sente in colpa per tutto, per una passeggiata, per un cibo piccante e questo turba il nostro umore. Allo stesso tempo, cresce dentro di noi un grande amore per questa nuova creatura che allieterà la nostra vita. Si vive in bilico tra paure e slanci di entusiasmo.
E' necessario, tuttavia, fare una distinzione, ci sono paure fisiologiche come quelle del parto, del sentirsi dei genitori all'altezza del compito o ancora di riuscire a dare al bambino ciò di cui ha bisogno. Ci sono altre paure, più specifiche e che hanno bisogno di un sostegno maggiore ed in questo caso il medico e i propri cari giocano un ruolo fondamentale. Questi ultimi hanno il compito di sostenerci e nel momento opportuno chiedere l'aiuto di uno specialista del settore che possa farci attraversare le nostre paure e vivere la gravidanza con serenità.
Ricordo, ad esempio, che il mio ginecologo mi tenne sotto controllo i primi mesi di gravidanza poiché assumevo dei farmaci che influivano in maniera seria sull'umore, essendo la mia gravidanza a rischio. Ebbi, in quel periodo anche io delle forti paure, ricordo che temevo che durante la minzione mia figlia potesse scivolare via con le urine. Il mio ginecologo fu bravo a tenermi sotto osservazione e a sospendere, passato il pericolo, i farmaci , affinché, le mie paure non degenerassero in qualcosa di più serio. Racconto la mia storia per far si che le donne non si vergognino dei propri pensieri un po' bislacchi durante la gravidanza, per noi è un momento delicato e di vulnerabilità. Raccomando a tutte di informare sempre i medici e le persone care affinché questo momento possa essere attraversato nel migliore dei modi. Un saluto e buona gravidanza a tutte ... Alla prossima ...
Rosaria Uglietti