giovedì 19 febbraio 2015

Aiutooooo si è rotta la tettarella, piccoli consigli per evitare il panico

Quante mamme si riconosceranno in queste parole, chi non è andata nel panico perché si è rotta la tettarella del biberon e suo figlio non prende più il latte?  Cosa fare quando accade? Consideriamo anzitutto l’età in cui avviene, potrebbe essere che il bimbo ormai grande ha rotto con i dentini la tettarella del biberon ma magari era anche ora che non lo prendesse più. Lo sappiamo che il biberon è tanto consolatorio per il bimbo quanto sbrigativo e rassicurante per le mamme, siamo cresciuti insieme, avevamo quattro anni e magari lo prendevamo ancora. Pensiamo che non ci sia nulla di male in questo, ma non consideriamo quanti bambini hanno difficoltà a mangiare altro oppure devono portare l’ortodonzia perché i dentini non sono ben posizionati. Ci hanno inculcato che il latte sia il migliore alimento per la crescita, ma non ci hanno detto che il bambino deve mangiare in maniera più variegata possibile, che fino agli otto mesi circa deve assumerne almeno un litro e mezzo tra poppate e pappe, ma dopo un anno non deve prenderne più di 800 grammi perché provoca anemia. Un altro fattore importantissimo da considerare, inoltre, è l’esposizione alle carie precoci se il bambino continua a prendere il biberon fino a tardi, la bocca, infatti, è più facilmente esposta ai batteri cariogeni i quali soprattutto durante la notte, quando la saliva non svolge più la sua azione protettrice, trovano terreno fertile nella bocca di nostro figlio. Le mamme in questo momento si arrabbieranno di sicuro, le certezze della nostra infanzia scricchiolano sempre più … Torniamo ora all’argomento. Cosa fare se nostro figlio non vuole il biberon? Piccoli consigli sempre utili.
Una buona soluzione, sperimentata personalmente è ammorbidire la tettarella facendola bollire cinque minuti come da prescrizione e lasciandola altri cinque minuti nell’acqua bollente in cui è stata bollita. Tutto qui? Ebbene sì, non è la tettarella preferita come pensiamo noi ma semplicemente la durezza di quella nuova a essere un ostacolo per la suzione del latte. Che cosa fare se continua a non volere il biberon?
Vale la stessa regola delle pappe, non insistere, il biberon può tranquillamente essere sostituito con altre pietanze a base di latte quali yogurt e bevande probiotiche, oppure i frullati anch’essi ottimi sostituti.  Viceversa, ciò che assolutamente dobbiamo evitare è mettere il miele sulla nuova tettarella, stressare il bambino proponendogli di continuo il biberon, dargli merendine dolci affinché mangi. Lo so è più faticoso pensare a una buona e variegata alimentazione quando potremmo dare il nostro bene amato biberon, facile e veloce oppure le nostre merendine che con un click si aprono, ma siamo lungimiranti nelle nostre scelte e nostro figlio da grande ci ringrazierà. Buon biberon a tutti e se proprio non è così buona pappa alla prossima …
                                                                                     Rosaria Uglietti


martedì 10 febbraio 2015

Psichiatra e strumenti dello psicologo, la confusione continua ...


Chi è lo psichiatra, cosa fa lo psicologo? Quante volte ce lo chiediamo e come promesso la volta scorsa sono qui a dirvelo, poche parole per non confondere ancora.
Lo psichiatra è un medico il quale dopo aver conseguito la laurea in medicina e chirurgia prosegue i suoi studi specializzandosi in psichiatria. Egli, a differenza dello psicologo e dello psicoterapeuta, può prescrivere farmaci e richiedere e valutare esami medici .
Ricapitolando J
Professione, titolo di studio e ….
Psicologo: Laurea in Psicologia, Esame di Stato non prescrive o valuta medicinali e referti medici.
Psicoterapeuta: Laurea in Psicologia, Esame di Stato, scuola di specializzazione non prescrive o valuta medicinali e referti medici.

Psichiatra: Laurea in Medicina, Esame di Stato, scuola di specializzazione prescrive e valuta medicinali e referti medici.


Ritorniamo ora alla nostra professione. Quali sono gli strumenti conoscitivi dello psicologo?


Gli strumenti conoscitivi dello psicologo essenzialmente sono due, il colloquio e i test. In genere quando si parla di colloquio psicologico, si fa riferimento a quello clinico che serve a diagnosticare un malessere dell’individuo.  Ricorderete, tuttavia, che gli psicologi hanno vari rami e allo stesso modo il colloquio può essere eseguito non solo per diagnosticare un malessere, ma anche per valutare le competenze di un individuo, per selezionare un soggetto, per valutare le sue attitudini o ancora per progettare interventi in azienda di tipo formativo, in questo caso il colloquio sarà eseguito da uno psicologo del lavoro. Lo psicologo può intervenire nelle scuole. Allo stesso modo del colloquio anche i test possono avere una valenza differente riguardo all’ambito in cui sono eseguiti, aspetti diversi richiedono test differenti, esistono, infatti, test per valutare la personalità, per diagnosticare malesseri, altri per valutare competenze e attitudini o ancora test d’intelligenza. Come vedete il campo è vasto, gli strumenti diversi e la confusione è sempre dietro l’angolo, vi saluto e vi do appuntamento alla prossima … 
Rosaria Uglietti

lunedì 2 febbraio 2015

Non voglio la pappa, da semplici capricci a piccoli disturbi …

Lo spettro dei disturbi alimentari, uno dei grandi mali che ci attanaglia, prende un po’ tutte le mamme, che al primo capriccio del figlio, corrono dal pediatra. Vediamo insieme quando preoccuparsi.

Bisogna precisare che nella prima infanzia in genere non sono disturbi veri e propri, ma disagi che riflettono un malessere passeggero o ancor più frequentemente una situazione in cui il bambino vuole esprimere la propria personalità.  Un esempio? La mamma che deve tornare a lavoro, per il piccolo può essere fonte di disagio. Quando allarmarsi? Ciò che bisogna tenere sotto controllo in tali situazioni è la durata nel tempo di queste inappetenze o comunque irregolarità nel rapporto con il cibo.  Il ruolo del pediatra in questi casi è fondamentale, una corretta informazione, spesso, è alla base di una buona educazione alimentare. Le mamme troppe volte sono bersagliate da più fronti, mamme, suocere, sorelle, cognate, amiche e gente di passaggio, ognuno vuole dire la sua e questo può indurre a degli errori che si rifletteranno sul bambino. L’ansia nei confronti della pappa, inoltre, può essere altra fonte di malessere e il bambino potrebbe percepire la sua alimentazione come un premio per i genitori. Diciamolo, quante volte usiamo il ricatto affettivo affinché nostro figlio mangi? La nostra ansia, la fretta di tutti i giorni sono fra le cause maggiori dei disagi alimentari dei bambini, soprattutto dei più piccoli i quali hanno come forma di espressione il cibo, essendo il linguaggio poco formato. Ricordo che in clinica il neonatologo mi disse:- Sanno tutti tutto più di noi, ma se abbiamo preso una laurea, un motivo ci sarà?

Qualche consiglio. I bambini non sono dei robot che devono esaudire le nostre attese, i nostri desideri o ancora rispettare la nostra folle corsa nel mondo. Essi hanno i propri tempi e soprattutto i propri gusti; se da piccoli tendono a mangiare tutto, non vuol dire che sarà così nel tempo o ancora se qualche giorno non hanno fame, oppure una pietanza non gli piace non continuiamo a proporgliela nella speranza che la provi oppure che mangi, gli procureremmo solo ansia. Rispettiamo le loro idee e i loro tempi e questo farà si che diventino delle persone serene e con un buon rapporto con il cibo.

Lo svezzamento, fase della crescita che spesso le mamme vivono con ansia, costituisce, infatti, uno dei punti critici del rapporto che il bambino avrà con il cibo. Non insistiamo se non finiscono tutta la pappa, non continuiamo imperterriti nelle nostre idee, pensiamo sempre che i bambini hanno la loro individualità che va rispettata. Ciò che deve insospettirci è se il bambino ha il timore di affogarsi, vuole solo pastina piccola o ancora se c’è una regressione alimentare del tipo che vuole solo latte. Tali segnali, infatti, indicano la presenza di un  disagio che se non diagnosticato in tempo, potrebbe indurre la cronicizzazione del malessere ed indurre un disturbo alimentare. Siamo cresciuti con il mito del latte, tuttavia, se nostro figlio vuole solo questo e soprattutto vuole solo il biberon allora dobbiamo chiedere il parere del nostro pediatra. Ciò indica una regressione nel normale sviluppo di nostro figlio. 

Nel corso della crescita permettiamogli di sperimentare, di toccare le pietanze e anche di pasticciare se necessario, lasciamo che imparino a usare il cucchiaio e la forchetta, sebbene quest’ultima ci desti sempre apprensione. Lo so che le mamme penseranno e dopo chi pulisce? Io rispondo, vuoi mettere la casa pulita con la serenità di tuo figlio? Scagli una pietra chi ha un figlio e la casa in ordine senza procurargli stress, i bambini devono sperimentare e gli ospiti guardare altrove.J



Un consiglio in più per vivere tranquilli … Io dico alle mamme, affidatevi a una buona pediatra che saprà indirizzarvi e qualora l’anomalia alimentare dovesse protrarsi nel tempo, v’invierà da un buon specialista del settore.
Un saluto e buona pappa a tutti …
Alla prossima …
Rosaria Uglietti

domenica 1 febbraio 2015

Psicologi vs Medici saremo sempre i cugini poveri?

E' notizia di questi giorni che il ministro Giannini abbia firmato il decreto che riordinerà le scuole di specializzazione per i medici, manovra che permetterà di assegnare 700 borse di studio in più, che detta in soldoni significa 700 nuovi specializzandi. Mi sono chiesta, leggendo la notizia, possibile che noi psicologi dobbiamo restare sempre i cugini poveri dei medici? Ricordo già ai tempi del tirocinio all'Istituto di Medicina Legale di Napoli, dove gli specializzandi si lamentavano di non riuscire a coprire le spese con le loro borse di studio e mi chiedevo e noi? Cosa dovremmo dire noi psicologi che studiamo esclusivamente a nostre spese in scuole che costano un occhio della testa e dove anche un master a volte costa quanto un'intera specializzazione? L'anno del tirocinio, che noi psicologi sosteniamo a nostre spese, partecipai alle giornate medico legali a Roma, ancora oggi, mi arrivano messaggi della Consulcesi, la quale conosce solo il mio nome e non il mio lavoro, di continui rimborsi per i medici specializzandi che non riescono a far fronte alle loro spese in assenza di una borsa di studio.Il nostro lavoro, inoltre, è così tutelato che ormai è all'ordine del giorno la notizia di qualche abuso di professione, basti leggere qui
o ancora andare in uno studio medico e trovare pubblicità di counseling psicologico da chi dichiaratamente non è uno psicologo, ma che allegramente ci deruba del nostro lavoro. Sulla differenza tra lo psicologo e il counselor ne ho già parlato qui,
per cui mentre loro piangono e ottengono risultati noi urliamo ma restiamo inascoltati. Quale sarà il nostro problema, avere un ordine che ci tutela poco, oppure è la nostra società ancora fortemente medicalizzata? A voi la risposta, nel mentre il governo taglia le gambe ai liberi professionisti che non sanno cosa fare 

Ed io? Io provo a farmi strada comunque ...
Alla prossima ...
Rosaria Uglietti

mercoledì 21 gennaio 2015

Questi psi che confondono

 Psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, psicomotricisti e chi più ne ha più ne metta. Ci pensate che nel 2015 si fa ancora confusione fra le varie figure? Provate a farvi un giro nella rete, alla voce psicologo troverete chi comprende il carattere delle persone e sa rapportarsi ad esse con sensibilità .http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/P/psicologo.shtml
Ve lo immaginate se alla voce medico ci fosse la dicitura chi cura gli altri con garbo e gentilezza, usando di tanto in tanto la pinza per aprirgli lo stomaco? Lo psicologo è un laureato in psicologia che dopo aver svolto un tirocinio e aver sostenuto un esame di stato può svolgere la professione. Nel 1989 fu emanata la legge n°56 che ha definito e regolamentato la professione di psicologo.  All'articolo 1 leggiamo
"La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito"
Leggi qui per un approfondimento
 http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1989;56


Ricordo che nel 2011 una allora giovane studentessa, oggi assistente sociale, diventata amica e persa nel tempo mi chiese di spiegarle la differenza tra uno psicologo, uno psicoterapeuta, uno psichiatra e lo sconfinamento dei campi. Oggi quella ragazza svolge il suo ruolo pur avendo le difficoltà che ognuno di noi incontra nella vita, eppure facendo un giro nella rete, tra i maggiori social network e i vari blog mi sono resa conto che a distanza di tempo non solo le figure professionali continuano ad essere confuse dai non addetti ai lavori, ma subiscono anche dei contraccolpi dai vari governi che cambiano e dai vari ordinamenti universitari che impongono cambi di rotta non seguiti da una adeguata legislatura. La confusione principale è sicuramente costituita da quella fra lo psicologo e lo psicoterapeuta, per cui iniziamo dal principio ...
Chi è lo psicologo? Abbiamo letto la definizione, bene ora vediamo di cosa si occupa nello specifico uno psicologo.
Lo psicologo anzitutto può avere vari ambiti, clinico, del lavoro e delle organizzazioni, dello sviluppo e della ricerca, anche se ultimamente con le nuove lauree brevi ci sono una serie di definizioni che possono variare da facoltà a facoltà, è del 2001 ad esempio la figura del dottore in tecniche psicologiche il quale ha conseguito la laurea in tre anni e dopo un tirocinio di sei mesi può sostenere l'esame di stato e iscriversi all'albo. Esiste, infatti,  la sezione A per i laureati quinquennali e B per i triennali. Ritornando all'argomento lo psicologo si occupa del disagio psichico, della promozione del benessere,  nonché della ricerca, della selezione del personale, della formazione.
Ambiti diversi presuppongono strumenti conoscitivi e di intervento differenti, tuttavia, il colloquio e i test, che differiscono anch'essi in relazione all'ambito in cui si opera costituiscono gli strumenti maggiormente utilizzati per la professione.
Chi è lo psicoterapeuta?
Lo psicoterapeuta è uno psicologo oppure un medico che dopo l'abilitazione e l'iscrizione al proprio Albo di competenza si iscrive ad una scuola di specializzazione per svolgere l'attività. Lo scenario delle scuole di psicoterapia è vasto, ci sono varie scuole di pensiero che determinano approcci differenti, non entrerò nel merito delle varie scuole perché finirei per essere inutilmente prolissa. Nell'augurio di non svegliarmi domani e leggere ancora assurdità riguardo la nostra professione, vi saluto e vi do appuntamento alla prossima per indagare sugli strumenti conosciti specifici della professione e dare uno sguardo alle altre figure professionali ... Alla prossima



Rosaria Uglietti

mercoledì 14 gennaio 2015

Morti bianche in realtà oscure


OPG Aversa
E' di questi ultimi giorni l'ennesima morte nell' Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa, Antonio è stato trovato morto in cella. La procura ha aperto un fascicolo ed io vi chiedo, pensate davvero che sia così difficile rendersi conto se una persona stia morendo o meno? Considerate che in ogni reparto vi sono un poliziotto, un infermiere ed un operatore socio sanitario. La notizia ha riportato alla cronaca ancora una volta la triste realtà degli OPG, sebbene proprio in quel di Aversa si tenta in ogni modo di edulcorare il quotidiano attraverso iniziative di vario genere. C'è da dire inoltre che spesso le morti non sono denunciate, questa estate è morto anche un'altro internato ma di lui alcuna notizia ha segnato i quotidiani di cronaca. Ci saranno anche in OPG morti di serie A e morti di serie b? Non lo so, so soltanto che noi lavoriamo e loro continuano a morire ...

martedì 6 gennaio 2015

La Maddalena tra ricordi ed emozioni

blog rosaria uglietti
Ciao a tutti, oggi voglio parlarvi della visita al Complesso della Maddalena di Aversa, per chi non conoscesse la struttura, mi riferisco all’ex manicomio, il primo della storia e a detta di molti un impianto che ai tempi era all’avanguardia, costituendo un’eccellenza campana. In seguito alla legge Basaglia, che come molti sapranno, impose la chiusura dei manicomi, la struttura è stata chiusa e abbandonata. Un complesso dall’architettura straordinaria, risalente al 1200 ridotto oggi a un vecchio rudere fatiscente di cui non si comprende il destino e l’uso che s’intenda fare … Ho visitato la Maddalena grazie ad un movimento politico, tuttavia, mi chiedo se dietro a questo improvviso interesse non ci sia ancora una volta lo sfruttamento delle emozioni di noi addetti al settore nonché del semplice cittadino per acquisire lustro e poi lasciare, come di solito accade, la vicenda nel dimenticatoio.
Ho compiuto una piccola ricerca in rete per dare al lettore qualche nozione in più rispetto alla struttura, all’importanza che costituiva all’epoca e a quanto spesso la mano dell’uomo e la sua ingordigia possano distruggere …
Fondato nel 1269 per volere del re Carlo I d’Angiò all’esterno delle mura angioine, il complesso della Maddalena fu edificato nei pressi dell’antica porta San Nicola, oggi via Giovanni Linguiti.
Nato per la cura e assistenza dei malati di lebbra, si ritiene che il complesso fosse gestito dai Cavalieri ospedalieri di San Giovanni che ai tempi amministravano i due terzi dei lazzaretti d’Europa, essendo la lebbra una malattia dominante in tutti i paesi europei.
clicca qui per la storia completa
http://ugliettipsicologa.blogspot.it/2015/07/storia-della-maddalena-di-aversa.html


 Si potrebbe ipotizzare un accostamento tra la follia e la lebbra e ritenere che i folli siano stati inviati in un ex lebbrosario per equiparare il ripudio della malattia infettiva a quello sociale che da sempre ha stigmatizzato gli individui affetti da disturbi psichici. La direzione del nosocomio fu affidata all’abate Gennaro Maria Linguiti e sembra che le cure praticate all’interno fossero  all’avanguardia per i tempi. Queste erano basate su metodi terapeutici tali da permettere ai malati di lavorare e praticare varie attività, fino ad arrivare, in alcuni casi anche a guarigioni. Le coercizioni tipiche dell’epoca, nonché le repressioni e le reclusioni furono del tutto abolite.
L’Istituto assunse una considerevole fama in tutta Europa, tanto da essere visitato e dai sovrani d’Austria, di Sassonia, di Russia e da medici, filosofi, giuristi, e intellettuali dell’epoca. Con il passare del tempo il manicomio andò ad assumere sempre più l’aspetto di un vero e proprio ospedale, migliorando e incrementando il personale sanitario e di assistenza. Presso tale struttura, nel marzo 1944, fu costituito il Comando del Centro raccolta profughi del Ministero degli Interni, ciò causò un allontanamento di molti folli che, dispersi o ricoverati in altri luoghi, torneranno ad Aversa solo nel 1946, quando la vita ospedaliera riprese a esserci. Si giunse, quindi, in seguito al degrado degli anni del conflitto mondiale e del dopo-guerra, al riconoscimento di Aversa come punto di riferimento nell’ambito psichiatrico, fino alla chiusura avvenuta verso la fine degli anni Ottanta del Novecento.
Dalla storia emerge un dato inquietante, l’ospedale risulta essere un centro di eccellenza per la malattia mentale, dove i tempi addirittura si precorrono rispetto al resto d’Italia e agli intenti di Basaglia, il quale impose con la legge 180 la chiusura dei manicomi. Mi chiedo allora, perché una struttura all’avanguardia è stata chiusa e lasciato nel degrado al pari di altre strutture, dove la contenzione e la coercizione erano all’ordine del giorno? E’ interessante, a mio avviso, anche un’altra osservazione, magari un po’ azzardata; i promotori della visita imputavano il degrado e la dismissione del Complesso allo stesso Basaglia e alla legge 180, per cui mi domando ancora se questi conoscano o meno tale legge e se non ci sia stata una manovra politica sicuramente non dipende dallo psichiatra a determinare un tale scempio.
Ricordo al lettore che la legge 180, “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, del 13 maggio 1978, meglio conosciuta come legge Basaglia, impone la chiusura dei manicomi e disciplina il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi d’igiene mentale pubblici. Questa, in seguito, confluisce nella legge 833/78 del 23 dicembre 1978, che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale. La legge 180 demanda alle regioni il compito di attuare la trasformazione degli istituti cioè dei vecchi manicomi in strutture ambulatoriali territoriali.
Per una maggiore conoscenza rimando il lettore temerario a un vecchio articolo postato su questo blog riportandone il link.
Ritorna qui più agghiacciante il timore che si giocasse ancora una volta sulla pelle dei più deboli, demolendo la struttura e imputando a Basaglia delle colpe non sue, rammentando al lettore che lo stesso Basaglia fosse un personaggio scomodo poco gradito agli esponenti della politica e delle scienze dei tempi. La mancata costruzione di strutture idonee alla malattia mentale nonché la demolizione del complesso aversano, costituente un punto di eccellenza della stessa assume in quest’ottica delle sfumature orribili.
Passeggiare all’interno del complesso Maddalena desta rabbia, malinconia e un susseguirsi di emozioni contrastanti fra loro, all’interno della struttura archivi riportano alla luce una realtà nascosta, registri che testimoniano la presenza di anime vaganti, letti vuoti che riecheggiano i passi di chi ha attraversato quei luoghi. Oggi la Maddalena non è completamente priva di vita, al suo interno esiste una fattoria didattica e un agriturismo che vive dei prodotti della terra. Facendo una digressione che esula dalla malattia mentale, si possono fare tanti pensieri e riflessioni, riguardo alla struttura, al suo stato di abbandono e a quanto potrebbe offrire alla città. Percorrere quei luoghi è come attraversare i cortili dell’OPG, c’è la stessa aria surreale, lo stesso senso d’inquietudine misto a tanta pace e serenità. Si potrebbero creare tanti progetti di restauro, di recupero archeologico, ma soprattutto si potrebbero porre in essere tanti PTRI, per i non addetti ai lavori esso è l’acronimo di Progetto Terapeutico per il Reinserimento Individuale. La Maddalena offre le stesse opportunità che potrebbe offrire L’OPG, attraverso progetti di giardinaggio, laboratori di pittura, agricoltura, alimentazione consapevole e tanto altro, i soggetti svantaggiati avrebbero nuove opportunità e gli operatori del settore avrebbero un lavoro assicurato a vita. Mi piacerebbe avere la possibilità di proporre agli enti competenti queste idee, creare una sinergia tale da portare nuova vita e luce in quei luoghi. Basaglia m’insegna che volere è potere, si potrebbe creare una sinergia fra gli internati dell’OPG e le strutture interne a esso e alla stessa Maddalena affinché gli ultimi e i dimenticati avessero altre occasioni di vita. Ci sono dipinti che testimoniano la presenza di vite passate di lì. Ai tempi questa struttura era un’eccellenza, una vasta area colma di storia, registri che narrano vicende di vita, letti abbandonati che palesano l’indifferenza e l’emarginazione cui i soggetti con difficoltà sono relegati. Navigando nella rete alla ricerca di notizie da proporre al lettore inoltre mi sono imbattuta in un video inquietante che forse potrebbe rispondere ad alcune domande poste in precedenza e che potrebbe affermare le mie ipotesi di lucro. Testimonianze affermano che l’ASL di Aversa proprietaria dei terreni adibiti ad agriturismo e fattoria didattica non vuole rinnovare i mandati alle cooperative che vi risiedono, rovinando anni di lavoro e reinserimento individuale. Le zone fatiscenti restano tali, quelle che contribuiscono a un miglioramento della vita vogliono distruggerle. L’interesse politico evidentemente misto ad altri più loschi potrebbero chiarirci il perché di tanto degrado. Vi lascio con il video di cui parlo e vi do appuntamento alla prossima …



                                                                                                                                   




Rosaria Uglietti