lunedì 26 marzo 2012

Una giornata speciale


Oggi voglio raccontarvi qualcosa di positivo che è accaduto questo sabato appena trascorso. In genere racconto episodi tristi che riguardano gli internati dell’O.P.G. di Aversa, oggi voglio raccontarvi del pranzo avvenuto presso il chiostro di S. Francesco in Aversa, offerto dalla CONFESERCENTI. Il tutto probabilmente è avvenuto per le imminenti elezioni che ci saranno, tuttavia, per una volta voglio considerare non il fine ma il mezzo. Arrivata in O.P.G alle 12, vado alla sezione matricola per presentare i documenti e sbrigare le pratiche burocratiche per l’assegnazione dell’internato. Sono usciti circa 15 internati, alcuni volontari non si sono presentati, ma ripeto questa volta sono qui a raccontarvi la gioia di quella giornata sui volti di quelli che in genere sono gli ultimi della società. E’ stato un bel pomeriggio, è stato stupendo vedere quei volti gioiosi, ma ciò che mi ha colpito soprattutto è avere la possibilità, ancora una volta, di poter dire che qualcuno che rispetta costoro c’è. Di solito io sono qui a raccontarvi di sicurezza indifferente, di personale sanitario poco preparato, ma c’è qualcuno in O.P.G. il cui sguardo s’illumina ogni volta che si rivolge agli altri e allo stesso tempo, illumina i volti delle persone cui si rivolge. Questa persona è il capo dell’area trattamentale ed è colui che mi ha fatto ricredere sull’arma. Mi piacerebbe che ci fossero più agenti con il suo spirito, con il suo sorriso, ma a volte è bello anche solo sapere che ci sia almeno uno che fa del suo meglio nello svolgimento delle ore lavorative. E’ stata la prima caratteristica che ho osservato in quest’agente fin dal primo giorno in cui ho messo piede in O.P.G., il suo entusiasmo, la sua giovialità messa a disposizione, anche se facciamo parte di due ministeri differenti e se dovremmo avere prospettive dissimili, è bello stargli accanto e imparare a vivere in un mondo non mio, di cui non condivido molti aspetti. Arrivati al Chiostro, abbiamo occupato posto ai tavoli, ognuno di noi con l’internato assegnatogli, il pranzo era allietato da un’orchestra ed è stato meraviglioso osservare i volti dei pazienti, la capacità di molti di riuscire a stare in un luogo poco conosciuto, con persone sconosciute e soprattutto la voglia di normalità che regnava. Il pranzo si è svolto nella quiete generale, certo sempre con occhio vigile di chi sa bene che un qualsiasi cambiamento nelle abitudini di persone che vedono le loro giornate scandite dalla monotonia e dalla routine, possa avere delle conseguenze, ma alla fine è andato tutto nel migliore dei modi. Questo ancora una volta pone l’accento su quanto potrebbe essere fatto nel quotidiano e che di sovente non è posto in essere. Rileva quanto è nella cultura e nella testa delle persone il luogo del cambiamento. Io auspico che giornate del genere non siano promosse solo per riflettere su se stessi la luce degli ultimi, ma che un giorno realmente il malato di mente sia esso un reo o meno, possa essere guardato dall’altrui sguardo con la stessa dignità e con la stessa possibilità di ogni altri essere vivente. Vi saluto con la speranza nel cuore che tutto ciò un giorno si avveri. Alla prossima …

Rosaria Uglietti


Nessun commento:

Posta un commento