venerdì 22 novembre 2013

Marco Cavallo in OPG


Ciao a tutti, questo è il video in cui Marco si appresta ad entrare nell'OPG Filippo Saporito di Aversa, è brevissimo ma è un ricordo indelebile per me, che voglio condividere con chi passa di qui. Alla prossima

Rosaria Uglietti 

giovedì 21 novembre 2013

Marco Cavallo




Sono giorni che si sente parlare del viaggio di Marco Cavallo per l’Italia affinché siano chiusi gli O.P.G e sia superato lo stigma della malattia mentale. Io abito ad Aversa, sede di uno dei sei O.P.G distribuiti in tutto il territorio italiano, qui vi era anche un manicomio, per cui sulla carta la città dovrebbe considerare la malattia mentale come una qualsiasi forma di malattia che possa colpire un individuo ed invece, mio rammarico, mi rendo conto che gli aversani sono molto rigidi e severi nei confronti di questi individui. Oggi Marco è qui ed io sono presente con mia figlia, è una grande emozione, ma allo stesso tempo c’è un po’ di amarezza per i commenti dei passanti i quali pensano che noi non abbiamo nulla da fare e soprattutto che stiamo perdendo tempo, perché gli internati non hanno via di scampo. Si ferma una signora e mi chiede cosa è quella statua azzurra ed io le spiego cosa è, mi guarda con un po’ di amarezza e poi mi dice :- Signò pure loro tenene e problem eh … In riferimento agli ospiti dell’O.P.G.
 Inizia a piovere e mi vengono in soccorso due persone, un ospite del DSM di Trieste ed un infermiere, il quale mi dice che ha iniziato circa trentaquattro anni fa a combattere per i diritti dei malati psichici. E’ stato un collaboratore di Basaglia e a quelle parole una lacrima esce dai miei occhi perché in quel momento ho pensato a quanto fosse vere le parole di Basaglia e soprattutto a quanta strada ci resta ancora da fare. Io continuo il mio cammino e con me ora porto la mia famiglia, è difficile è faticoso ma la speranza non mi abbandona. Ciao Marco, ciao Franco vi porto nel cuore …
Rosaria Uglietti 

giovedì 7 novembre 2013

GILBERTO




Un buon giorno a tutti quelli che passano di qui,
qualche giorno fa ho postato sulla mia pagina di Facebook una notizia risalente allo scorso agosto, il suicidio di un internato dell'O.P.G Filippo Saporito di Aversa; l'articolo afferma che Gilberto era una bella persona, che aveva partecipato ai PTRI, acronimo di Progetto Terapeutico di Reinserimento Individuale e utilizza gli argomenti e i termini circostanziali che si ritrovano in tutti gli articoli che parlano di O.P.G e degli internati. Peccato che queste parole si utilizzino sempre dopo, sempre quando è troppo tardi. Tali articoli, se fossero sovrapposti, potrebbero indurre il lettore a ritenere che si parli sempre della stessa persona o quantomeno che non si abbia altro da dire. 

Conoscevo personalmente Gilberto, ciò  che ricordo di lui era il suo modo scansonato di parlare di se,  l'allegria dei suoi racconti e l'onestà sul suo essere. Gilberto non si è mai nascosto, forse era uno degli internati più onesti e consapevoli sia dell'errore commesso che della voglia di uscire ... Era in attesa di entrare in comunità, ma lo era da tempo ormai, già due estati fa si parlava della possibilità di un percorso comunitario, tale possibilità non era in discussione e non lo è tutt'oggi solo per lui, ma quasi per tutti gli internati. E' la burocrazia spesso ad  indurre gli stessi internati a farla finita, perdono la fiducia nel mondo e in ciò che li circonda, restano in attesa di un qualcosa che molto spesso e il caso di Gilberto, che purtroppo è solo uno dei tanti, lo conferma ancora una volta,  non arriverà mai. La lunga attesa li logora interiormente, li fa sentire presi in giro. Gilberto è stato trovato impiccato alle sbarre della sua finestra, quanta solitudine in quell'istante avrà provato, quanta rabbia e sicuramente quanto senso di vuoto. Ho scritto in precedenza che aveva sempre qualche racconto allegro durante le ore trascorse insieme, era il suo modo di essere e attraverso quei racconti trovava il modo di non sentire il peso del luogo in cui si trovava.Gli O.P.G lo sappiamo sono ancora delle prigioni, presentano sbarre, i servizi di custodia fanno il bello e il cattivo tempo e soprattutto, molti degli appartenenti ad essi ritengono di essere migliori degli internati.


Vogliamo chiederci perchè accade ciò?  Lo sappiamo in realtà, la loro esistenza permette ai giochi di potere di fare il bello e il cattivo tempo, permette loro di avere un po' di lustro quando necessitano di ciò e come ho sempre affermato,  per molti e anche per le cooperative sociali, le quali sulla carta affermano di voler reinserire nella società queste persone, gli internati non sono altro che soldi che camminano. Vorrei che cambiasse qualcosa, provo a tenere alta l'attenzione su tali argomenti, anche se torno dopo un lungo periodo di silenzio, spesso mi sento impotente, ma conservo sempre in me la speranza di cambiare qualcosa negli occhi e nei pensieri degli altri. Nutro sempre la fiducia che nell' altro giorno dopo giorno si instauri la voglia di vedere gli utenti dell'O.P.G per quello che sono, persone come gli altri, che hanno alcuni un malessere interiore e psichico, altri la delinquenza dovuta al mondo da cui provengono, ma sono e restano sempre degli esseri umani. Vi saluto con un po' di amarezza nel cuore, con il sorriso di Gilberto che non mi lascia da alcuni giorni e con la voglia di ritornare ancora qui più forti di prima. Alla prossima ...
Rosaria Uglietti

mercoledì 6 novembre 2013

Carcere di Procida ... Nuovi progetti o solite illusioni?


Ci siamo lasciati lo scorso anno con il decreto Ciccioli,  e ci ritroviamo ancora qui a parlare di carceri.Ho visto il carcere di Procida, una struttura ormai in disuso da tempo, ma che sembra debba ritornare a splendere ed è proprio di essa che voglio parlarvi. Inziamo dal principio ….

Un po’ di storia …
L’edificio del carcere è palazzo D’Avalos, il quale per circa duecento anni  è stato sede di uno delle  più importanti case penali  italiane, costruito tra la fine del cinquecento e gli inizi del seicento  dal cardinale Innico D’Avalos, il quale nell’intento di realizzare una difesa del territorio, decise di costruire l’omonimo palazzo la cui edificazione iniziò nel 1563. Nel 1734 Carlo III di Borbone requisì ai D’Avalos il palazzo per debiti e riuscì ad acquisirlo del tutto nel 1744 trasformandolo, insieme a tutta Procida, in uno dei “beni allodiali” della Corona. Nel 1818 fu trasformato in scuola militare per poco tempo, ma nel 1830 fu adibito a bagno penale e tale è restato fino al 1988.
Negli anni la struttura ha subito delle modifiche, i quattro livelli dell’edificio, infatti, furono suddivisi a seconda della gravità delle pene, i prigionieri politici o assassini erano ospitati ai piani bassi, i quali erano umidi e angusti. Il piano più alto era occupato da condannati al minimo, nei sotterranei invece c’erano le celle di rigore.




Ed oggi?

L’undici luglio del corrente anno l’edificio è stato trasferito dallo Stato al Comune di Procida affinché si avvii un progetto di recupero e riqualificazione dell'intero complesso che sarà riutilizzato per attività culturali e turistico-ricettive. Tale passaggio avviene grazie ad un accordo tra l’Agenzia del Demanio, dal Comune e dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania, ai sensi dell'art. 5 comma 5 del decreto legislativo sul federalismo demaniale. Si tratta di una procedura speciale che prevede il passaggio di proprietà di beni di grande pregio storico-artistico dallo Stato agli Enti locali, a fronte di un progetto di recupero, valorizzazione e salvaguardia.



Il sito ufficiale del Comune di Procida attraverso un comunicato afferma …

“Il Comune di Procida si impegna, pertanto, ad attuare il programma di valorizzazione attraverso interventi di restauro e riqualificazione sui beni, che saranno realizzati anche grazie al coinvolgimento di capitali privati e finanziamenti pubblici.
La firma di domani è un esempio concreto – continua la nota del Comune - di come forme di partenariato pubblico-pubblico e pubblico-privato possano avviare processi virtuosi di rifunzionalizzazione e di messa a reddito di beni pubblici, incrementandone così il valore economico e sociale. Grazie infatti all'avvio di questi progetti di recupero, spazi spesso non utilizzati tornano ad essere contenitori di nuove attività e funzioni, pienamente fruibili dai cittadini. La valorizzazione dell'Ex Carcere Nuovo e Palazzo D'Avalos si inserisce in una strategia complessiva di riqualificazione e riconversione turistica di Procida che punta ad affiancare il tradizionale turismo nautico da diporto dell'isola con nuovi flussi di turismo culturale, enogastronomico, rurale e di eco-turismo.”

Ho visto poco tempo fa la struttura e devo dire che è enorme, imponente, si affaccia sul mare e la prima cosa che ho pensato, ignara del progetto in questione era il grado di fattibilità di progetti che avrebbe potuto offrire un luogo del genere. Si affaccia sul mare, ha grandi spazi interni, una cappellina e mi chiedo perché l’abbiano ridotta ad una tale fatiscenza.


Il sindaco asserisce
“I miei concittadini sanno che questa struttura è tornata ad essere di loro proprietà, ma tanti non la conoscono e neppure immaginano le straordinarie potenzialità in termini di sviluppo che Terra Murata può regalare all’isola. Credo che soltanto guardando con i propri occhi ci si possa rendere conto dello straordinario risultato portato a casa con l’acquisizione al patrimonio comunale. In cantiere, poi, ci sono anche visite guidate per i turisti, per le quali è previsto un biglietto d’ingresso che servirà per i primi lavori di restyling dell’ex complesso carcerario. Il progetto, che è in fase di ultimazione, sarà presentato prossimamente alla stampa ed alla cittadinanza. Per Procida e la sua comunità è un evento eccezionale che apre nuove prospettive di crescita e sviluppo per la nostra isola. Un traguardo raggiunto dopo un lunghissimo lavoro per la valorizzazione del bene culturale e dell'intero territorio".


Io mi auguro che tutto questo possa accadere e che nella mia prossima visita in quei luoghi ci sia qualcosa di diverso, nel frattempo i locali della struttura sono chiusi e non ho visto cantieri.                             

Vi saluto e alla prossima …


Rosaria Uglietti

martedì 5 novembre 2013

Ben ritrovati

Un ben ritrovati a tutti coloro che passano di qui, è trascorso un po' di tempo dall'ultima volta in cui ci siamo ritrovati a parlare di psichiatria. Ci sono stati degli avvenimenti personali che mi hanno portato lontano dalla rete, in genere sono una persona riservata, tuttavia, ritengo che per il rispetto che ho nei confronti di chi di tanto in tanto mi abbia letto sia doveroso dire che il motivo di tale lontananza è stata la presenza di una nuova vita nel mio cammino. Ritorno qui con una consapevolezza ancora più grande di quanto sia importante ciò che svolgo nella mia vita e mi auguro che quando mia figlia diventi grande il mondo che ci circonda sia migliore e sopratutto che la psichiatria e l'utenza psichiatrica abbiano un volto più umano. Vi saluto con la speranza di ritrovarvi qui più numerosi e forti di prima. Un abbraccio


Rosaria Uglietti