sabato 15 ottobre 2011

Difendersi da un T.S.O






La volta scorsa ci siamo salutati con la legislazione del T.S.O. trttamento sanitario obbligatorio e dandoci appuntamento per riprendere il discorso e mostrare al lettore gli strumenti a nostra disposizione per difenderci da un eventuale ricovero coatto.

Gli individui hanno alcuni strumenti difendersi da un T.S.O, anzitutto ricordo che il sindaco emana il provvedimento, una volta avvenuta l’emanazione di questo, entro quarantotto ore la notifica deve essere convalidata dal giudice tutelare, la mancata convalida fa decadere in automatico il provvedimento. Il giudice tutelare ha la funzione di tutelare i cittadini, purtroppo nella realtà bisogna dire che raramente svolge tale funzione, il più delle volte il controllo è solo formale. Notificato il provvedimento e portato in S.P.D.C, Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, in sostanza l’individuo perde i suoi diritti di libertà, tuttavia ci sono alcuni diritti che molto spesso lo stesso soggetto non sa di avere. Ciò costituisce il fondamentale motivo per il quale i soggetti ricoverati con provvedimento coatto si rimettono ad esso senza tentare alcun ricorso. Il primo e più importante dei diritti dell’individuo è poter fare ricorso nei confronti di tale provvedimento e soprattutto che questo diritto è esteso non solo al soggetto imputato, ma anche a chi gli è vicino. Il ricorso deve essere presentato al sindaco e qui vi riporto un elemento sconcertante della nostra realtà burocratica, il ricorso può essere presentato entro dieci giorni, ma il limite massimo di un T.S.O è di sette giorni, che poi si prorogano di sette in sette e questo fa si che l’individuo il più delle volte perda la propria libertà. Il ricorso sarebbe utile presentarlo entro le prime quarantotto ore e darne copia anche al giudice tutelare, affinchè questi possa esercitare la suo funzione di controllo. La notifica costituisce anch'essa uno strumento importante per sottrarci ad un T.S.O, ogni qual volta ci accade che qualcuno ci intimi di seguirlo, assumere una terapia o entrare in un reparto, noi abbiamo la possibilità di rifiutarci; non possiamo esimerci solo ed sclusivamente in presenza di una notifica.
Ricorderete inoltre, dalla volta scorsa, che un utente in T.S.O ha diritto di poter comunicare con tutte le persone della propria vita, ciò nella realtà non è mantenuto. Molto spesso osserviamo operatori psichiatrici che fanno credere agli utenti di non avere diritti e soprattutto fanno credere loro che per la condizione psicologica in cui si trovano siano giustificati comportamenti lesivi nella loro persona, quali le violenze fisiche o psicologiche. Ricordiamo i letti di contenzione che ancora oggi sono utilizzate nei confronti dell’utenza psichiatrica e che non trovano giustificazione alcuna se non limitata alla somministrazione di una terapia e non come punizione. Ogni giorno in O.P.G, Ospedale Psichiatrico Giudiziario, gli utenti mi raccontano ciò che hanno subito durante la loro vita da utenti psichiatrici e nei loro occhi si scorge terrore. Riguardo la terapia farmacologica, se è pur vero che in regime di T.S.O l’utente non può esimersi dal sottoporsi ad essa, faccio presente al lettore che ogni persona ha il diritto di essere informato riguardo la prescrizione dei farmaci che prende e soprattutto che ha il diritto, qualora ritenga che tale terapia sia lesiva di poterlo far presente al responsabile della struttura di riferimento. Questi sono gli strumenti che ogni individuo può utilizzare a propria difesa, inoltre informo il lettore che ci sono anche molti movimenti antipsichiatrici a tutela del cittadino, nonchè il telefono viola. Vi saluto e vi dò appuntamento per nuove informazioni. Alla prossima
Rosaria Uglietti


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